22 maggio 2017

K. A. Tucker
La cosa più bella che ho

Serie Burying Water 3
Titolo originale Chasing River

Trama
Newton & Compton
ebook | € 2,99
Amber Welles ha venticinque anni e un gran bisogno di uscire dagli stretti e rassicuranti confini della cittadina dell’Oregon in cui è cresciuta. Quando finalmente, armata dei risparmi di due anni, può partire alla scoperta del mondo, è pronta a tutto. Tranne che a morire a Dublino. Eppure, se non fosse stato per il coraggio di un estraneo, sarebbe finita proprio così. Amber gli deve la vita, ma il ragazzo scompare prima che lei possa ringraziarlo. River Delaney, ventiquattro anni, è molto scosso. Nessuno doveva farsi male. Ma poi è arrivata quella turista americana. Non poteva lasciarla morire, ma non poteva rischiare di essere identificato sulla scena, quindi è scappato. È tornato alla sua quotidianità, a gestire il pub di famiglia. Ma la vita di tutti i giorni sta diventando sempre più complicata, per colpa di suo fratello Aengus e le sue associazioni a delinquere. Quando la ragazza americana lo rintraccia, River si accorge di essere pericolosamente attratto da lei. E averla intorno è un rischio che non è disposto a correre. La cosa migliore da fare sarebbe allontanarla, ma non è facile respingere qualcuno che ossessiona i tuoi pensieri.
Commento
Nelle ultime settimane mi sono immersa in una full immersion di letture in varie sfumature di rosa, e un po' avevo voglia di cambiare genere. Della lista di richieste da smaltire mi rimanevano due titoli, entrambi - ancora - rosa, anche se diversi tra loro. Memore del tenore più drammatico dei primi due romanzi della serie Burying Water, ho deciso di buttarmi sulla Tucker per poi avere un recupero easy con un romance più tradizionale.
Ecco, se anche voi farete come me con le mie stesse aspettative, tenete presente che in questo romanzo la Tucker ha cambiato leggermente il tono. Normalmente vi direi anche che non mi piacciono le sorprese, soprattutto nella letteratura. Leggo quello che leggo principalmente per la sua prevedibilità, perché se ho voglia di un tipo di storia in particolare so già sotto che nome cercare, perché a volte la sicurezza è tutto, nella lettura.
Provata, quindi, dal tour de force romantico ancora in atto, ho puntato sulla Tucker proprio perché i suoi romanzi sono quasi sempre zuppi di angst, di storie difficili e pesanti, con personaggi che non sfoggiano sorrisi a mille watt e perché, in genere, è avara nel distribuire amore zuccheroso.
La sorpresina a cui mi riferivo qui sopra è questa: lo zucchero arriva a tradimento, dopo una discreta dose di angst la trama svicola subdolamente verso i pascoli del romance contemporaneo, e c'è poco che tu possa fare perché ti tocca leggere anche se fissi le pagine e pensi che questo è lo stesso romanzo dell'inizio.
Per l'inizio è spaziale, di quelli che ti entrano nel cervello e alimentano la smania di leggere fino a che ti rendi conto di aver bruciato il 40% del romanzo quasi in una botta unica - questo tipo di inizio - purtroppo poi si lascia andare a dolci correnti romantiche, e quello che mi aveva presa della storia svanisce lentamente trattenendo solo pochi elementi di ciò che lo aveva reso diverso.
Ecco spiegato il tre e mezzo, perché avevo bisogno di altro ho iniziato un romanzo spettacolare e ho chiuso un romance non particolarmente speciale.
Partiamo dall'ambientazione: Irlanda. Se siete stati in Irlanda sapete. Sapete cosa vuol dire trovarsi in un mondo diverso dal proprio, dove tutte le persone hanno lineamenti visti solo nei film e parlano in un modo strano. Sapete. E sapete anche che Dublino è una città che o ti piace o proprio non la sopporti. Io sto nella seconda categoria, purtroppo. Perché la Dublino dei turisti è una cosa, esci dal centro e dalle strade piene di negozi e ti sembra di stare in una produzione della BBC degli anni '90. Case che cadono a pezzi, cemento distrutto, bambini dallo sguardo duro che giocano per strada, negozi abbandonati e nessun turista. Lasciamo stare un secondo che io mi ero persa e mi sono trovata, non so come, nel vicolo di scarico di un ristorante ritrovo di una gang, a me Dublino non piace.
Ma l'Irlanda è un altro discorso, l'Irlanda è ciaone mondo vado a far pascolare le pecore in mezzo alle colline e il cervello mi flipperà per il suo verde assurdo ma morirò felice.
Quindi, anche se il romanzo è ambientato a Dublino, il cervello mi è partito per la tangente. Dublino, IRA, terrorismo, irlandesi gnucchi e ottusi (nel senso tenerello del termine), birra a fiumi, Sunday bloody Sunday che ti gira in testa in loop, assaporare l'arrivo di una storia intensa e l'ultimo elemento del gruppo: dopo Jesse e Luke, è il turno di Amber. La goduria totale.
La figlia dello sceriffo, infermiera, figlia modello, brava a scuola e sempre educata, mai un guaio, mai un casino, sempre in ordine, all'oscuro del lato oscuro della famiglia, radicata in Oregon fin dentro nel midollo, Amber è una specie di stereotipo ambulante: talmente precisina che sembra finta, talmente compressa nel suo ruolo di brava figlia da non riuscire nemmeno a concepire di fare qualcosa che possa deludere la famiglia o non essere da lei. Così, naturalmente, decide di fare un viaggio intorno al mondo da sola per dimostrare la sua indipendenza e la sua maturità, anche se sotto sotto spera di poter vivere straordinarie avventure, prima tra tutte nella lista quella di vivere un'appassionata relazione con uno straniero.
Le aspettative di Amber per il suo viaggio vengono mantenute in pieno per qualche settimana, fino al suo arrivo a Dublino dove comincia ad andare male tutto in un susseguirsi di sfighe che culminano con l'attentato. La Tucker riesce, in modo piuttosto sottile, a sovrapporre uno strato di storia contemporanea super semplificata - ma stranamente esplicativa - ad uno di pura e semplice fiction, intrecciando la storia frivola e frizzante di Amber a quella difficile e cruda di River.
Alla Tucker bisogna dare atto di aver saputo dare dei nomi particolari e bellissimi e tutti legati al tema dell'acqua (Water, Rain, River) a personaggi che li hanno calzati a pennello.
River è un giovane irlandese che gestisce il pub di famiglia e si divide tra il filare dritto e il tentare di arginare la quantità spropositata di cazzate fatte dal fratello Aengus, appena uscito dal carcere. River non è ingenuo, ha la sua dose di sbagli alle spalle, ma spera ancora di poter aspirare ad una vita normale, se non addirittura completamente in regola con la società. Naturalmente River non è così fortunato, e la sua strada si scontrerà letteralmente con quella di Amber.
L'essere così diversi, con cultura, tradizioni e persino aspettative opposte, è un'arma a doppio taglio: li attrae e li divide allo stesso tempo, e solo un cambio drastico può rendere possibile che questa storia continui. Fino al punto in cui la storia si stabilizza, avendo raggiunto un equilibrio e un ritmo specifici, tutto funziona alla grande: la trama, i personaggi, i contrasti e le difficoltà vengono bilanciati dal lato romantico così imprevisto e inarrestabile, poi pian piano questo equilibrio svanisce e i conflitti perdono di potenza, tanto che ad un certo punto la storia si basa solo su quanto i due vogliono stare insieme, quanto si piacciono eccetera. C'è questa bolla di zucchero che trasforma una storia estremamente originale in una farcita di cuoricini nemmeno troppo intensi e la rovina, la rallenta, la contamina, le fa perdere carattere e originalità e tenta di riprendere il filo contorcendosi sul finale drammatico.
Ora, se non ci fosse stata questa bolla zuccherosa e al suo posto, invece, la Tucker avesse gestito un crescendo di tensione, il finale sarebbe stato doppiamente drammatico - non che non lo sia - e avrebbe avuto coerenza con tutta la storia. Così, invece, l'attentato e le conseguenze dell'esplosione (non la prima, un'altra) sembrano un momento isolato, una specie di chiusura drammatica forzata, un voler a tutti i costi dare la caccia alla lacrima del lettore. Beh, io ho pianto come una fontana, ma questo non ha cancellato la delusione di veder sfumare un romanzo serio, drammatico, impegnato con un lato romantico ricco di contrasti e difficoltà.
Insomma, viste le premesse e la scelta della Tucker di tirare in ballo l'IRA avrei gradito una continuità all'interno del romanzo, ma anche così con i suoi pregi e i suoi difetti La cosa più bella che ho è un ottimo romanzo, molto coinvolgente e intenso e, dal punto di vista culturale, stimolante.
Mi piacerebbe sapere cosa ne sarà di Rowen, perché mi è piaciuto tanto, e non mi dispiacerebbe nemmeno assistere al riscatto di Aengus, anche se non credo accadrà mai.
Bene, questo è tutto, ora torno nella nuvola rosa e spero di non morire di overdose. Datemi angst, subito!

18 maggio 2017

Serena Nobile (aka Virginia De Winter)
Quello che i tuoi occhi nascondono

Serie I Cinque Sensi 1

Trama
Harper Collins
pag. 332 | € 14,90
Bianca ama guardare il mondo attraverso l'obiettivo della sua reflex, cogliere suggestivi scorci delle vie romane e fuggevoli istanti delle vite altrui. Una sera, mentre sta scattando fotografie sui gradini di un negozio chiuso, si avvicina un ragazzo. Poche parole sussurrate, istanti di fuoco e poi solo la curva perfetta delle sue spalle impressa sulla pellicola, unico ricordo di quell'incontro. Per Bianca, il desiderio sembra incarnarsi in quella pelle color del latte e in quella bocca dalla bellezza struggente e malinconica, ma quando per caso si incontrano di nuovo, capisce che i loro mondi sono in collisione: lei giudica l'ambiente della televisione cui Federico appartiene superficiale e falso, lui ritiene Bianca solo una ragazza presuntuosa e arrogante. A quel punto, però, la scintilla è scattata e, carezza dopo carezza, Bianca scopre nel corpo di Federico un linguaggio che parla direttamente ai suoi occhi e al suo cuore. Eppure non ha il coraggio di lasciarsi andare, perché mentre lui lascia nella sua vita indelebili tracce di passione, un passato mai sepolto del tutto riemerge con prepotenza: sia lei che le sue migliori amiche hanno la sensazione di essere seguite, osservate da una misteriosa presenza, e strane coincidenze le riportano ai tempi dell'università, alla notte terribile che ha segnato in maniera indelebile il loro futuro. Dimenticare è impossibile, l'assoluzione inaccettabile, la vendetta in agguato.

Commento
Ormai da un po' di tempo faccio parte del gruppo di fangirls di Virginia De Winter. Nella mia personalissima ondata di amore sono arrivata persino al punto di leggere le sue fan fiction nel tentativo di soddisfare le smanie periodiche. Insomma, La Spia del Mare è uscito e tanti saluti arrangiamoci alla lunga attesa del prossimo romanzo.
Poi la Virgy sgancia la bomba che sta per uscire in libreria con un nuovo romanzo e tu, che non ne sapevi niente, rimani a fissare come una scema il post su Facebook e pensi Dio, sì.
La devozione assoluta mi ha resa cieca, sorda e muta. Non ho letto la trama - che senso ha quando sai già che lo leggerei a prescindere dal genere?-, ho guardato di sfuggita la copertina e non mi sono quasi nemmeno accorta che il nome sulla cover è uno pseudonimo. Per me avrebbe anche potuto esserci scritto Pinco Pallino alla ricerca di Puci Paci e lo avrei letto lo stesso. Cioè, sono - siamo - a quel livello.
Quindi, beata e ignara del suo contenuto, ho cominciato a leggere Quello che i tuoi occhi nascondono con l'hype a manetta, e mi sono ritrovata ad aspirare il romanzo come un'indemoniata, mentre il neurone dedicato allo sbrodolamento da romance è andato in overdose per la carica erotica della storia. In sostanza, non essendo preparata, la crisi ormonale che mi ha investita è stata potente, una cosa da ricovero immediato.
Riassumendo, ho iniziato il romanzo perché è di Virginia e avevo già il cervello in pressione, poi mi sono resa conto che era un romance e pure super hot con un protagonista mega gnocco atomico e che la protagonista femminile ha ufficialmente reso normale, legale e auspicabile sbavare sui ragazzi più giovani. Ah, ed è scritto in classico stile VdW quindi orgasmi lessicali e sintattici multipli.
L'implosione estatica delle mie celluline cerebrali ha creato un nuovo universo parallelo nel mio cuoricino pieno di Federichi (e Axeli, e Drachi, e Gabrieli) a cui attingere nei momenti più bui, una specie di scorta segreta post-atomica per farmi riprendere dalla depressione più nera.
Ma sto divagando fangirlando.
Andiamo per ordine. Quello che i tuoi occhi nascondono è innegabilmente una storia d'amore con molti e succosi momenti hot, e se questo non è nelle vostre corde leggetelo lo stesso. Se vi piace crogiolarvi in storie un po' proibite/taboo/contorte ma con la sicurezza di un lieto fine buttatevi a pesce e sguazzate. Certo, la copertina è leggermente fuorviante con il visino carino puccioso e quest'aria da women's fiction con tanto di vegetazione bucolica, ma rispecchia la trama solo se la si considera con un punto di vista molto aperto.
La storia inizia con un gruppo di amiche messe di fronte alle conseguenze delle loro azioni, una scena presa dal passato che fuorvia leggermente il lettore: sembra che il romanzo sia un contemporaneo con uno sfondo giallo, con un mistero da risolvere e poi si spara avanti nel tempo catapultando il lettore in una Roma dei giorni nostri, pulita, scintillante, viva, una Roma da cartolina o da fiction. In questa città si muove Bianca, la protagonista, una fotografa famosa che vive in una bolla tutta sua a metà strada tra la vita elitaria della famiglia di diplomatici e la vita più popolare fatta di aperitivi in piazza, manga e giri in motorino. Bianca ha superato abbondantemente i trent'anni ed è in quella fascia d'età in cui non sei né giovane né matura, è al picco massimo assoluto prima del declino: nel cuore e nell'anima è ancora com'era a vent'anni, ma nel corpo è una donna fatta e finita. Non c'è niente di immaturo in lei, non si lascia andare a quei classici comportamenti che rovinano un personaggio, niente piagnistei e nessuna reazione senza motivazione. In sostanza Bianca, a parte l'aspetto da strafiga spaziale da stella del cinema francese anni '60, è la donna moderna per eccellenza: di successo, con una vita piena e ricca, tanti amici, una famiglia che la stressa perché si accasi, con una sfilza di amori finiti male e qualche segreto da tenere nascosto.
Poi arriva la mazzata tra capo e collo. La mazzata di nome Federico. Anni 24, alto, biondo, bellissimo, attore di fiction aspirante attore di qualità, giovane studente di letteratura francese con un debole per le donne più grandi di lui e il super potere di far sciogliere le ovaie alle femmine soltanto perché respira. Ora, il binomio lui più giovane e lei più matura di solito fa pensare ad un personaggio vanitoso e immaturo, un ragazzino che cerca la sicurezza materna o il brivido della donna più vecchia. Federico è un ragazzo giovane ma con un'anima molto più vecchia, con una mentalità molto più avanti e matura dei suoi anni e con un attitude completamente diversa da quella dei coetanei. Il contrasto tra la sua faccia d'angelo e lo sguardo di fuoco spiazza e rimani lì e pensi dio mio, ma sei vero? (perché sì, Virginia lo rende reale a tutti gli effetti) e non puoi assolutamente biasimare la reazione di Bianca.
Ammetto di aver avuto un lieve mancamento nel leggere delle sue parti nelle fiction (cosa che non mi attira granché) ma per fortuna tutto viene elegantemente messo da parte fino al momento giusto, ovvero quando la sua carriera diventa motivo di attrito.
La relazione tra Bianca e Federico è intensa e sviluppata su più livelli. Non c'è solamente il lato passionale - per quanto sia dominante - perché c'è un coinvolgimento sentimentale molto forte che bilancia la presenza massiccia delle scene di sesso. E' come se più le scene hot sono esplicite e potenti, tanto più il coinvolgimento emotivo aumenta così che la relazione che si crea è ricca e i contrasti che nascono non piovono dal cielo senza una motivazione.
A questo proposito devo per forza sottolineare come Bianca e il suo struggimento interiore sui dubbi che sorgono di fronte all'età di Federico e a quella sua presunta fissazione per le donne più grandi non siano falsi, forzati, ma piuttosto realistici e credibili, persino la sua disfatta di fronte all'evidenza dei fatti - se così possiamo dire - è umana e tenera.
Unico appunto personalissimo che ho espresso a Virginia e che lei non ha per niente condiviso è stata la mia necessità di un livello di angst molto più estremo di quello presente nella storia. Per come sono fatta io, questo romanzo avrebbe potuto regalarmi dei picchi di sofferenza idilliaci, delle scene di dolore e struggimento divini e fantastici, invece quello che è il punto di rottura lascia solo un lieve rossore e niente tagli o ematomi. A me piace soffrire, e questo romanzo ha un livello di angst troppo basso per me o comunque troppo basso rispetto alle mie previsioni. Poi, per carità, il finale è comunque preciso e perfetto e non ho veramente nulla da dire, ma se solo avessi potuto piangerci sopra avrei potuto fargli un altarino.
Non perdo la speranza, visto che è il primo titolo di una serie di cinque romanzi chissà mai che la mia voglia di sofferenza verrà soddisfatta più avanti. Per ora, sbrodolo senza pudore alcuno.

15 maggio 2017

Elle Kennedy
Il Tradimento

Serie Off-Campus 3

Titolo originale The Score

Trama

Newton & Compton
ebook | € 4,99
Allie Hayes è in crisi. Dopo estenuanti tira e molla, la lunga storia con il suo ragazzo è giunta al capolinea. A peggiorare le cose c’è la preoccupazione per il futuro, visto che non ha la più pallida idea di ciò che farà dopo il college. Niente panico, Allie è una tipa tosta che sa reagire, anche se a modo suo. Una mattina, complice una serie di coincidenze e qualche bicchierino di troppo, si ritrova nel letto del playboy del campus.
È stata solo una notte bollente da archiviare prima possibile? Lei ne è sicura, mentre non la pensa così Dean Di Laurentis, stella della squadra di hockey locale. Nella sua vita Dean è abituato ad avere – e a lasciare – le ragazze che vuole, senza rimpianti. E ora vuole lei, Allie, e farà di tutto per farle cambiare idea sul suo conto. Solo che a poco a poco a entrambi accade qualcosa di inaspettato che sconvolgerà le loro vite.



Commento
E' raro, molto raro che io rilegga dei romance. L'ho fatto con la Armentrout e solo per Cameron e solo perché la crisi d'astinenza era fortissima, e l'ho fatto con la Kennedy per il secondo e il terzo - questo - romanzo della serie Off-Campus. In sostanza una volta non mi è bastata, ho sentito il bisogno di leggermeli pure in italiano.
Faccio una piccola nota sbrodolosa pro Newton Compton: ha sparato in rapida successione i tre romanzi e il quarto è in arrivo, romanzo che non vedo l'ora di leggere. Io voglio bene a questo editore, sul serio.
Bene, quindi, Il Tradimento - titolo di cui non capisco il collegamento con la trama - è il romanzo dedicato a Dead di Laurentis, terzo amico della combriccola e super sciupa femmine seriale, una macchina del sesso instancabile peggio del coniglietto della Duracell che nei primi due titolo è sempre riuscito ad essere simpatico da leggere. Ora che è arrivato il suo momento la Kennedy ha tirato fuori le armi pesanti e ha sganciato un una bombardata di sensualità da stordirci tutte per i prossimi due mesi. Perché se con i primi due romanzi la Kennedy ha tastato il terreno senza buttarsi a capofitto, con The Score si è scatenata.
Faccio un passo indietro. Abbiamo il nostro Dean preso dalla bellissima vita alla Dean fatta di divertimento, di amici, hockey, ragazze e nessun pensiero per i problemi economici, che non ha perché è ricco sfondato, o per il college perché nella sua zucca nasconde un cervello niente male e con il minimo sforzo ha una massima resa. La sua vita va alla grande, talmente tanto che non si scompone per nulla, si diverte per tutto e si gode ogni cosa come viene. Gli imprevisti non lo smuovono neanche di un millimetro e veder sfumare una nottata di sesso a tre con due bellissime bionde perché deve intrattenere la migliore amica della fidanzata del suo migliore amico - prendo un respiro - non lo preoccupa affatto: da sesso a tre a film sul divano e tequila per lui è uguale, la prende con filosofia.
Allie, invece, è un po' l'opposto di Dean: non si scandalizza di fronte alla sua promiscuità ma nemmeno la condivide, fedele com'è all'inscindibile unione di sesso e amore. Perciò vederlo mezzo nudo per casa con un'erezione, senza vergogna alcuna, è solo una scusa per prenderlo un po' giro e rifarsi gli occhi. Cuore spezzato o no, playboy o no, Dean è un gran bel vedere. La sua rottura con il secolare ex Sean è un chiodo fisso che la manda in depressione spinta, ma bastano cinque minuti con Dean e Allie è sparata in un'altra dimensione, un cambiamento dal quale si sveglia con un dopo sbornia atroce, nuda in un letto non suo, con un Dean completamente nudo e beatamente tranquillo.
Ed è qui che si capisce che Il Tradimento è diverso dagli altri due romanzi, perché Dean è più sfacciato con un carattere da trascinatore di masse. Dean è il classico personaggio che non può essere contenuto se si vuole rendere bene la sua natura, e devo dire che alla Kennedy è riuscito molto bene. Non solo Dean ha una carica sessuale atomica, è anche carismatico, divertente, esplicito, ma mai gratuitamente volgare o fuori luogo. La sua relazione con Allie è al 100% una scarica di ormoni, una sorta di fan service per le fan della serie perché è sempre mezzo nudo, è sempre bellissimo ed è sempre un piacere da leggere. Cioè, dai, come si può non divertirsi con un ragazzone bellissimo, sensuale e pure brillante che sgancia certe uscite da sbellicarsi? 
Certo, Dean è anche un personaggio che nasconde bene il suo lato serio ma il suo punto di forza è il carattere positivo, energico e, anche se la Kennedy spara le sue debolezze e i suoi errori tutti uno dietro l'altro per il finale del romanzo, anche durante i momenti più bassi Dean riesce a non perdere mai quell'abbandono totale alla vita che lo caratterizza: si lascia trascinare dalle emozioni negative con la stessa irruenza di quelle positive e con altrettanto trasporto risale dal fondo, aprendosi senza vergogna, senza nascondere niente, senza mentire agli altri o a se stesso.
Se non si fosse capito, Dean, volgarità e pisello al vento compresi, mi è piaciuto. E' brutale e sfacciato, ma ha sempre il sorriso sulle labbra e, cosa ancora più bella, lo lascia sempre sulle labbra del lettore.
Esattamente come Dean è una bomba di vita, anche Allie ha energia da vendere, gli tiene testa in quanto a carica sessuale ma lo modera con la sua tendenza a fare il nido, a cercare una relazione. Certo, la rottura con Sean e l'inizio del suo giro nel mondo di Dean passa quasi subito in secondo piano, ma la sua reticenza è divertente nella misura in cui frena e poi accelera il tira e molla tra i due: un minuto è per il no, con Dean che la prega in vari stadi di volgarità tramite sms, e l'altro gli salta letteralmente addosso. Zitta zitta Allie è selvaggia quanto lui, ma sfoggia anche un lato più moderato e maturo nella gestione dei sentimenti ed è qui che si genera la rottura del romanzo.
Io nella parte finale ho pianto senza vergogna (sia durante la prima lettura che durante la seconda), perché certe cattiverie la Kennedy non me le doveva fare e perché la caduta rovinosa di Dean ha generato una dose di angst piuttosto potente.
Al di là del divertimento assurdo che questa serie regala sempre, qui siamo a dei livelli di concentrazione di sesso veramente alti, a tratti persino troppi, generalmente forse troppo espliciti per i miei gusti. L'unica cosa che mi impedisce di bocciare il linguaggio è che Dean non mi ha lasciato il tempo di elaborare: un attimo pensavo eddai, c'era proprio bisogno di dirlo così? e quello dopo ero già concentrata sul resto del romanzo.
Anche la trama, come le due precedenti del resto, ha punti di forza e qualche debolezza legata al genere, ma niente che possa bloccare la lettura o rovinare l'esperienza. Anzi, per me ha solo aumentato la voglia di proseguire la serie con The Goal nella speranza che anche la storia di Tucker sia allo stesso livello delle precedenti. A questo punto ho deciso di dare carta bianca alla Kennedy e farmi andare bene qualsiasi livello di sensualità, purché i personaggi siano ben fatti e le trame altrettanto leggere e appassionanti, con quel pizzico di dramma che le rende più coinvolgenti.
E niente, mi sono talmente esaltata che probabilmente inizierò The Goal appena N&C lo metterà disponibile perché la curiosità per la storia di Tucker è ai massimi livelli.
Cosa vi devo dire, sono una debole, ma è l'effetto che il New Adult ha su di me, specialmente quando è fatto bene.

11 maggio 2017

Renee Ahdieh
La moglie del califfo
La rosa del califfo

Duologia The Wrath and the Dawn

Titolo originale The Wrath and the Dawn
Trama
Newton & Compton
ebook | € 3,99
Al calar del sole sul regno di Khalid, spietato califfo diciottenne del Khorasan, la morte fa visita a una famiglia della zona. Ogni notte, infatti, il giovane tiranno si unisce in matrimonio con una ragazza del luogo e poi la fa uccidere dopo aver consumato le nozze, prima che arrivi il nuovo giorno. Ecco perché tutti restano sorpresi quando la sedicenne Shahrzad si offre volontaria per andare in sposa a Khalid. In realtà, ha un astuto piano per spezzare quest’angosciosa catena di terrore, restando in vita e vendicando la morte della sua migliore amica e di tante altre fanciulle sacrificate ai capricci del califfo. La sua intelligenza e forza di volontà la porteranno a superare la notte, ma pian piano anche lei cadrà in trappola: finirà per innamorarsi proprio di Khalid, che in realtà è molto diverso da come appare ai suoi sudditi. E Shahrzad scoprirà anche che la tragica sorte delle ragazze non è stata voluta dal principe. Per lei ora è fondamentale svelare la vera ragione del loro assurdo sacrificio per interrompere una volta per tutte questo ciclo che sembra inarrestabile.

Titolo originale The Rose and the Dagger
Trama
Newton & Compton
ebook | € 2,99
Shahrzad è stata la moglie del califfo del Khorasan.
Era giunta nella sua dimora con lo scopo di vendicare la morte di altre fanciulle andate in sposa a lui. Poi il suo piano è saltato, Khalid non è infatti il mostro che tutti credono. È un uomo tormentato dai sensi di colpa, vittima di una potente maledizione. Ora che è tornata dalla sua famiglia, Shahrzad dovrebbe essere felice, ma quando scopre che Tariq, suo amore d’infanzia, è alla guida di un esercito e sta per muovere guerra al califfo, la ragazza capisce che deve intervenire se vuol salvare ciò che ama. Per tentare di evitare una sciagura, spezzare quella maledizione, ricongiungersi a un uomo di cui ora scopre di essersi innamorata, Shahrzad farà appello ai suoi poteri magici, a lungo rimasti sopiti dentro di lei.




Commento
In questo preciso momento, mentre sto scrivendo, sono nascosta nel magazzino del negozio e sto evitando qualsiasi forma di contatto umano, mentre aspetto che l'OKI faccia effetto e debelli la mia emicrania. Non è la situazione migliore per scrivere un commento, soprattutto quando odi l'umanità con tutto il cuore, sei nervosa, dolorante e preferiresti tornare a casa a dormire.
Invece eccomi qui, ho finito di leggere la duologia neanche un'ora fa e voglio subito buttare giù due righe altrimenti il mal di testa fagociterà ogni idea e poi chi si ricorderà più.
Partiamo dicendo questo: il primo romanzo me lo sono comprato un sacco di tempo fa con una promozione a 0,99€ e l'ho lasciato ad ammuffire nel mio Kindle fino all'uscita del secondo che ho chiesto all'ufficio stampa di santa Newton & Compton.
Quale occasione migliore per leggere una duologia se non quando viene completata? Quale migliore scelta se non leggere entrambi i romanzi di fila senza pause e senza pensare nemmeno di passare ad altro? Ecco, così ho fatto.
Ammetto, però, che la smania ossessiva mi è venuta solo dopo aver letto alcuni stati su FB di lettrici in piene crisi di angst e io, che dove si soffre corro, mi ci sono buttata a capofitto nella speranza di arrivare allo stesso livello di fangirling estremo.
Ehm, sadly, but no. Niente ciocche di capelli strappati, niente angst a mille, niente struggimento. Ho rischiato di piangere una volta sola - e chiaramente sul treno - e solo per un personaggio secondario (una carognata atomica da parte della Ahdieh). Diciamo che in linea di massima sono stata piacevolmente intrattenuta, pur rimanendo emotivamente distaccata e non apprezzando nemmeno particolarmente i due protagonisti.
In sostanza, bene ma non benissimo.
Nonostante io sia una di quelle persone che non cambia idea sui gusti, per la Ahdieh ho applicato il metodo lontano dagli occhi, lontano dal rifiuto automatico, iniziando la serie senza darmi il tempo sufficiente a realizzare che stavo per leggere un retelling di Le mille e una notte. A me i retelling non garbano granché, soprattutto perché le fiabe mi innervosiscono e rileggere una storia che già conosco in una versione non originale e modificata - di solito - mi causa acidità a profusione.
Questa tecnica ha avuto un risultato positivo, tutto sommato, perché per quanto riconoscessi le fiabe all'interno della trama, per quanto conoscessi più o meno la storia, la narrazione è stata coinvolgente al punto da farmi tralasciare il fatto che fosse un retelling. Per come la vedo io, questa è già una vittoria.
Altro aspetto positivo è che, a dispetto dei commenti che ho letto in giro, la duologia è romantica in un modo poco sfacciato, poco zuccheroso, c'è molta più avventura che scene romantiche e ci sono tanti personaggi con tante micro trame che rubano un po' la scena ai protagonisti. A me è piaciuta, questa cosa, perché ho potuto diluire i momenti in cui pensavo che non ce l'avrei più fatta a legge di Shazi con momenti in cui succedevano cose che movimentavano la storia. Perché, con la mia solita fortuna, a me sono piaciuti più i personaggi secondari di Shazi e Khalid. Vogliamo parlare di Tariq? Con tutte le cavolate che ha combinato, una dietro l'altra, se non mi ispirava violenza mi ispirava interesse, e almeno lui è cambiato tantissimo dall'inizio alla fine della serie. Oppure Jalal? Oppure lo sceicco Omar? Oppure Despina e Irsa? Artan? Vikram? Insomma, per quanto i due protagonisti siano stati a modo loro interessanti e piacevoli da leggere, per me è stato il contorno a rendere tutto più appassionante ed emozionante, soprattutto perché questa schiera di personaggi considerati buoni - chi più, chi meno - è stata contrapposta non ad uno, ma a ben tre cattivi, con Tariq e Rhaim che a tratti erano parte di una fazione e a tratti dell'altra, e con il jolly di un oggetto intriso di magia nera a rendere tutto più stuzzicante.
Se la storia fosse rimasta fossilizzata su Shazi e Khalid alla lunga sarebbe diventata di una noia mortale perché, sì, lo abbiamo capito che lui la ama e che lei lo ama, ma oltre a questi sguardi infuocati mi hanno trasmesso ben poco. I sentimenti di Shazi passano dall'odio all'amore senza una vera transizione e, onestamente, rende la storia debole e superficiale: Khalid non fa una mazza e lei all'improvviso non lo odia più? Questo lato romantico tra loro funziona solo quando l'autrice non cerca di buttarsi su scene d'amore perché quando lo fa le carie saltano tutte e il diabete sale alle stelle. Senza considerare la quantità assurda di WTF nei momenti in cui si fissano dagli angoli opposti del mega cortile nel mega palazzo. Fa tanto showdown western, soltanto che qui al posto delle pistolettate ci sono i sospiri. So cringy.
Poi, brutale come mio solito, Shazi non mi è piaciuta ma del resto tutte le eroine come lei tendono a farmi venire voglia di strapparmi i capelli: odiose, parlano troppo, pensano che spararle grosse voglia dire essere coraggiose o intelligenti, e poi alla fine si fanno fregare da tutti e fino alla fine sono gli altri personaggi a tirare le fila della trama.
Per quanto riguarda lo stile sono combattuta, da un lato ho apprezzato il tentativo di rendere l'ambientazione la più vivida possibile, ma dall'altro ho tollerato malamente l'inserimento di termini stranieri per identificare gli oggetti che, avendo un ebook, sono difficili da recuperare nel glossario. Insomma, all'inizio non capivo una mazza con tutti quei termini, poi mi sono messa l'anima in pace e ho supposto che non conoscerne il significato non cambiasse poi la comprensione della storia. Avevo ragione. Di sicuro il punto forse della serie non è nel rapporto tra Shazi la bellissima intelligentissima coraggiosissima regina e il re-fanciullo dagli occhi di tigre che parla poco ma è anche lui bellissimo fortissimo ricchissimo dannatissimo, ma nella discreta ricchezza di dettagli, nella presenza di diversi personaggi e nel continuo spostarsi da un luogo all'altro con tanto di momenti di fantasy spinto, con guerre e battaglie un po' alla Assassin's Creed e alla fine pure la mazzata tra capo e collo. Perché, ragazzi, sapevatelo la Ahdieh ci sgancia il morto ed è un morto che poteva risparmiarci. Tra tutti, proprio lui, sei una carogna nell'anima.
So che esistono racconti brevi inseriti prima, tra e dopo i romanzi ma non credo proprio che farò questo sforzo. Il bene ma non benissimo non è tale da convincermi della necessità di farlo, perciò ecco qui, duologia completa letta in combo. Ora, se me lo permettete, mi vado a depurare dal genere con un romance cattivo e poi via verso nuovi romanzi.

8 maggio 2017

Alice Elle
A Second Life. Quando la neve si scioglie

Trama
Amazon | ebook | € 0,99
Una telefonata ha distrutto il matrimonio perfetto di Elena. Una sola frase è bastata perché l’amore per il marito si trasformasse in una ferita infetta, un peso insostenibile che la trascina a fondo.
L’unica soluzione sembra prendere un aereo e partire, mettere centinaia di chilometri tra se stessa e una realtà che non è in grado di sopportare, alla ricerca di una pace che sembra inesorabilmente perduta. Il destino, però, ha in serbo qualcosa di diverso. Elena approda in una terra ricoperta di ghiaccio e incontra un uomo che in quel gelo ha nascosto la propria anima, per non dimenticare, per espiare…
Gli occhi di ghiaccio di Mikhail la scrutano, la inchiodano, la spogliano di ogni maschera. Tuttavia, quel ghiaccio brucia più del fuoco e, quando la neve si scioglie, la vita è pronta a germogliare.
Non so cosa hai fatto, so solo che da quella prima sera, qualcosa di temi ha toccato. Mi hai scaldato e il ghiaccio che sentivo dentro ha iniziato a sciogliersi. Però fa male Elena, come un arto quando riprende a circolare il sangue. Fa male, ma è un buon segno, perché significa che è ancora vivo. Che io sono ancora vivo.
Commento
In questo nuovo mondo di self-publishing, dove il romance è diventato più un terreno di caccia al lettore che un genere da raccontare, io tendo a girare alla larga. Non rispondendo bene alle scadenze, soprattutto quando viene richiesta una visibilità che questo blog non può offrire, tendo a non accettare richieste dagli autori; generalmente le uniche eccezioni che faccio sono per le persone che conosco perché so che posso decidere in autonomia se proseguire o abbandonare la lettura senza rischiare rappresaglie. Sono prevenuta? Forse, ma per me leggere è un piacere e non intendo in nessun modo trasformarlo in una sequenza di richieste e di recensioni che non voglio fare, solo perché il trend è questo. Risulterò impopolare, me ne farò una ragione.
Ultimamente, poi, se si vuole leggere romance nella sua definizione più classica bisogna sudare sette camicie perché è diventato difficile trovarne uno che risponda - e si accontenti di farlo - ai capisaldi del genere. La mia impressione è che dire di scrivere romance sia una scusa per buttarsi verso trame che aspirano a sconvolgere e a brillare per una fantomatica originalità, mischiando una serie di elementi che di romantico a volte non hanno nulla, o che camuffano la loro estrema lontananza con un genere che è - per definizione - semplice. Anche per me, ormai, le uniche sicurezze sono pochi nomi e tra le italiane che mi piacciono conto la Rocca, la Premoli e pochissime altre. Forse ancora non è ben chiara questa cosa, ma lasciate che lo dica senza mezzi termini: se volete distinguervi non serve pasticciare con la trama o inquinare il genere, concentratevi sullo stile, sulla ricchezza delle descrizioni, sui sentimenti che la storia può trasmettere, perché chi legge romance vuole questo, prima di tutto.
Vi chiederete a cosa serva questa pappardella, ebbene è solo un antefatto per farvi capire il mio voto e assicurarvi che, nonostante io conosca Alice, non le ho regalato il voto. Molte penseranno che è una bugia, siamo nello stesso staff del New Adult Italia e quindi per forza non avrei mai stroncato il suo romanzo d'esordio. A queste persone, se ci saranno, dico solo leggetelo e poi ditemi.
A rafforzare la mia posizione dico anche questo: ero molto indecisa, all'inizio, e a tratti ho persino pensato che non fosse il mio genere di storia. Poi ci ho ragionato su, e sono arrivata alla conclusione che pure io, nel mio piccolo, sono stata contaminata dalle tendenze letterarie degli ultimi anni, quasi perdendo sensibilità a mano a mano che le storie diventavano sempre più estreme, esplicite, contorte e drammatiche. Quello che anni fa sarebbe stato un romance con i fiocchi, ora potrebbe essere giudicato come scialbo, inconsistente, noioso. Ed è questo il rischio di A Second Life, che i lettori abituati a tutt'altro romance non riescano a fare uno sforzo e apprezzare la semplicità persino quando è così precisa, pulita, ordinata e coerente.
Io per prima ci stavo cascando - e ad Alice questo non l'ho detto, lo scopre con questa recensione - pensando che la storia non mi stesse toccando in nessun modo, aspettando la classica mazzata, la classica carognata che serve a emozionare o a scuotere chi è ormai assuefatto al genere. Siccome mi stavo innervosendo con me stessa mi sono imposta una pausa di un paio di giorni per pensare a cosa ha rappresentato per me il romance nel corso degli anni e, quando ho ripreso in mano il romanzo, sono tornata ai miei primi romance, quando mi salivano le lacrime agli occhi senza che la storia prendesse strade assurde.
Per me questo è l'elemento più importante di A Second Life, quello nostalgico che mi ha fatto riscoprire un romance vecchio stile, quello privo di contorsioni pseudo letterarie, libero dalla ricerca ossessiva dell'estremo, quello che vuole emozionare con la sua semplicità perché il suo potere è nel modo in cui la storia viene scritta, quello che esalta la normalità, la quotidianità e che fa sentire speciali tutti, senza che si debba aspirare a vivere relazioni fuori dal comune.
E qui entriamo nel vivo della storia. Ambientato in una Bielorussia contemporanea, A Second Life si apre con due elementi drammatici che hanno fatto parte - il primo - o che potrebbero far parte - il secondo - della nostra vita, direttamente o indirettamente: il disastro nucleare della centrale di Cernobyl e la fine di un matrimonio. Io, degli eventi di Cernobyl, ho solo dei ricordi fumosi di mia madre che mi cacciava in gola a forza vitamine e pilloloni di olio di fegato di merluzzo, ma ormai non ne parla più nessuno. In questo romanzo la Bielorussia, in particolare il paesello povero dove Elena va a fare volontariato, è uno sfondo estremamente originale dal quale emergono personaggi estremamente interessanti e vari e che fornisce senza sforzo un elemento drammatico che non ha bisogno di essere modificato: è già tutto lì, basta solo dare libero sfogo alla propria immaginazione. Ed essendo questo un romance, è evidente che il personaggio maschile non poteva che essere un uomo figlio della sua terra che, in modo simpaticamente sfacciato, risponde ai cliché dell'immagine del russo tutto d'un pezzo, freddo, algido, dai colori chiarissimi e slavati, un personaggio artico dal cuore caldo. Misha è il dottore che cura i bimbi dell'associazione ed è una vittima indiretta del disastro di Cernobyl. Si porta dietro la solitudine di aver perso l'intera famiglia, il senso di colpa del sopravvissuto, e l'isolamento di chi dedica la propria vita ad un fine più alto nel totale spregio del proprio benessere e della propria felicità.
Per sciogliere lo strato di permafrost di Misha ci voleva una controparte discreta e femminile, un piccolo distributore automatico di positività. Ma dove Misha è parzialmente prevedibile, Elena è tutto tranne quello che ci si aspetta. Da mesi Elena lotta contro l'apatia e la depressione per la fine del suo matrimonio e, per uscire dall'immobilità, decide di dedicare alcuni mesi al volontariato nella piccola associazione in Bielorussia. A primo impatto, Elena è una donna piuttosto comune: è bella senza essere bellissima, solo apparentemente è arrendevole e dimostra di possedere una spiccata forza di volontà: nel momento in cui decide di ricominciare a vivere ce la mette tutta, ma ogni tanto ricade nello sconforto. Ripeto, con lei è facile immedesimarsi.
Di speciale ha il suo essere dolce, aperta, le riesce naturale spargere affetto e si lascia prendere dagli eventi in una sorta di ritorno alla vita. La sua spontaneità è contagiosa, così che tutte le persone che le stanno intorno assorbono parte di questo entusiasmo e lo riflettono a loro volta: i bambini del centro e Misha sono delle spugne, girano attorno a Elena neanche fosse un dispenser di vita e poco alla volta la storia vira verso uno sviluppo e una risoluzione che sono tutti per Misha e Elena.
L'aspetto romantico non è sfacciato, non c'è niente insta-love e non ci sono torride scene di sesso improvvise, o limonate nel sotto scala con palpate estreme. No, qui c'è un percorso da prendere e da rispettare, ci sono delle fasi che non si possono saltare e che servono per arrivare alla fine senza che questa stoni o galleggi isolata dal resto della storia. Misha deve imparare da capo a lasciarsi andare ai sentimenti, deve imparare a dosare l'affetto, arrivare a fare pace con il suo passato e darsi l'opportunità di vivere nel presente e nel futuro; mentre Elena deve prima di tutto trovare in sé la forza e la voglia di riprendere il controllo della sua vita, chiudere con il ricordo del marito e affrontare le nuove possibilità scrollandosi di dosso senso di colpa e paure.
Il finale, da manualissimo, è la giusta chiusura per una storia che ha dato tutto nelle prime parti, creando una routine vivida e dando espressione al nascere di sentimenti complessi, e che perde un filo di energia nel rush finale: del resto, sappiamo benissimo cosa succederà e non ci sono ulteriori colpi di scena da digerire, quello che desideriamo accada arriva puntuale con tanto di lacrimuccia e la soddisfazione generale è alta. Non ci sono questioni irrisolte, non ci sono incognite dimenticate per strada e, soprattutto, alla fine i punti più importanti si uniscono formando un quadretto perfetto.
Ora, anche se ho scritto un sacco, due parole sullo stile sono d'obbligo. Partendo dal presupposto che A Second Life è un esordio e che Alice si è presa il suo tempo per scriverlo, il risultato è ottimo: le frasi non sono frettolose, l'impressione che tutto sia stato pensato, ripensato e poi rigirato è forte, eppure mai per un secondo pensi che noia, mai che pensi che avresti preferito un altro termine, più parole o meno descrizioni. Sia chiaro, difetti e debolezze ci sono, non è certo un romanzo perfetto, ma considerando che è il primo e che non c'è nessun professionista dietro che ci ha lavorato sopra con lo scalpello sorprende vedere che non c'è un solo errore di battitura, niente, zero, nisba e che la struttura sia solida, i personaggi teneri e intensi, e la storia d'amore sia sempre al centro dell'attenzione.
Insomma, alla fine della fiera, direi che Alice si è meritata tutte le ottime recensioni e che se dovesse decidere di scrivere altro io la leggerò di sicuro, e se a voi è venuta voglia di provare A Second Life costa solo 0,99 centesimi, e se lo volete in cartaceo c'è pure quello. Io, fossi in voi, un bel viaggetto in un romance bielorusso me lo farei.