18 settembre 2017

Lisa Kleypas
La ragazza dagli occhi scuri

Serie Travis 4
Titolo originale Brown-Eyed Girl

Trama
Leggereditore
pag. 297 | € 9,90

Avery Crosslin è una giovane stilista di talento, appagata e felice, con una brillante carriera davanti a sé. Fino al giorno in cui la società per cui lavora fallisce e il fidanzato decide di mollarla. Come se non bastasse, l’acuirsi della malattia del padre la costringe al suo capezzale giorno e notte. Disoccupata, single e con un dolore che le attanaglia il cuore, in ospedale incontra un uomo affascinante che si offre di aiutarla. L’attrazione tra i due è irresistibile, eppure, quando lui le confessa il suo interesse, Avery lo liquida fingendosi già impegnata. Alla morte del padre, riceve una lettera: è da parte di Joe, l’affascinante sconosciuto che Avery non riesce a dimenticare, ma che ha scoperto essere in qualche modo responsabile della tragedia che sta vivendo.





Commento
Che cosa ho letto.
Cos'è questa roba? Mi rifiuto di pensare che la Kleypas abbia firmato un romanzo del genere. Mi rifiuto. Perché se questa è la qualità dei suoi nuovi contemporanei allora io e lei abbiamo un problema. Certo, finché riuscirà a mantenere il suo stile negli storici potremmo continuare la nostra relazione ma, visto che pure Un libertino dal cuore di ghiaccio mi aveva delusa (QUI la recensione), le mie speranze non hanno un futuro roseo.
Non voglio sapere se Leggereditore ha tagliato o ha fatto qualcosa con la traduzione, mi importa fino ad un certo punto perché se il contenuto è brutto in originale sarà brutto pure nella traduzione, che sia integrale o no. Il problema non è nemmeno economico, visto che ho comprato il libro usato su Libraccio pagandolo la metà (cosa che si può comunque fare anche su IBS).
Il problema vero è che banale, noioso, piatto, sembra uno di quei romance degli anni '90 dove la quantità di pagine è inversamente proporzionale alle parti interessanti della trama, uno di quei romanzi che puoi trovare nel reparto ammuffito di rosa della biblioteca e che nessuno prende più perché è un tipo di storia ormai passato di moda, sembra un Harmony più lungo della media, così prevedibile che si potrebbero saltare intere pagine.
Non c'è niente che mi abbia ricordato lo stile della Kleypas, niente che abbia avvicinato questo titolo agli altri della serie, niente che abbia anche solo in minima parte risvegliato il neurone della lettura, nemmeno il protagonista maschile.
Di solito con la Kleypas puoi stare tranquilla che almeno l'eroe meriti lo sforzo della lettura, ma qui nemmeno Joe riesce ad uscire dal pantano. Nemmeno la sua entrata in scena è memorabile o emozionante, nemmeno le scene di sesso. Di lui sappiamo che ha gli occhi e i capelli neri, fa il fotografo, è peloso e virile come tutti i Travis ed è il fratello che sta fuori dall'azienda di famiglia.
E' insolitamente remissivo, quasi un cucciolo che corre dietro a comesichiamaspettachecontrollolatrama Avery e sospira d'amore. E' un eroe della Kleypas, questo? 
Così moscio, gentile e comprensivo? Dov'è finita la classica arroganza che scatena incomprensioni e casini come solo i maschi kleypasiani sanno fare? Dov'è il maschilismo old school, quello io maschio tu donna che in ambito della fiction romantica riesce ancora a far sospirare?
Insomma, io qui ho letto di un personaggio femminile che monopolizza la storia con le sue paturnie assurde, dalla misura del suo culo all'ex che l'ha scaricata sull'altare, fino alle sue manie ossessivo compulsive per controllare il suo lavoro. Un personaggio femminile del genere non ha quasi nessuna caratteristica in comune con le donne di oggi, ormai avere una taglia 50 non è certo motivo di imbarazzo e nemmeno un cretino che ti molla, e leggere di Avery che si lamenta che ha le tette grosse o che si vergogna o che non crede più nell'amore mi ha fatto salire il nervoso.
La noia di questo romanzo, la banalità, sono assolute. Totali, imbarazzanti, inevitabili.
Dalla protagonista femminile al tema wedding planner che - onestamente - è uno di quelli che mi fanno venire l'orticaria, persino ai personaggi secondari stereotipati e al cane Coco che è una specie di caso canino perché fa più divertente e tenero.
I dialoghi, le parole, le scene, la struttura e l'essenza stessa del romanzo sono datati. Polverosi, vecchi, superati. Un libro di neanche trecento pagine si è trascinato per giornate intere e mi ha stroncato qualsiasi voglia di romance classico.
Sono molto delusa, molto. Non pensavo che la Kleypas potesse mettere in commercio un prodotto così banale e brutto, eppure l'ha fatto. Ora mi prendo una pausa prima di leggere il suo ultimo storico perché se anche quello è brutto io rischio di entrare in depressione.

14 settembre 2017

Marie Lu
La Battaglia dei Pugnali

Serie The Young Elites 1
Titolo originale The Young Elites

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99
Adelina Amouteru è una sopravvissuta. Dieci anni fa il suo Paese è stato colpito da un’epidemia. Sono morti quasi tutti, e i pochi bambini rimasti in vita sono stati marchiati per sempre dalla malattia. I bei capelli corvini di Adelina sono diventati color argento, le sue ciglia bianche, e l’occhio sinistro è sostituito da una brutta cicatrice. Il suo crudele padre la considera un’appestata, una maledizione per la casata degli Amouteru. Ma i sopravvissuti hanno acquisito anche straordinari poteri magici, per questo la popolazione li chiama “Giovane Elite”. Teren Santoro è al servizio del re, dirige l’Inquisizione: il suo compito è scovare i sopravvissuti della Giovane Elite e annientarli. Lui li considera malvagi, eppure è lo stesso Teren a nascondere grandi ombre nel suo cuore. Enzo Valenciano fa parte della Compagnia della Spada, un gruppo segreto all’interno della Giovane Elite, nato con il compito di combattere l’Inquisizione. Ma quando incontrerà Adelina, scoprirà che la ragazza possiede poteri che mai nessuno ha avuto prima e cercherà di convincerla a combattere al suo fianco.

Commento
Facciamo una piccola premessa, perché è assolutamente necessaria per comprendere la mia apatia e il voto che ho dato a questo romanzo.
Il 31 Luglio, il primo giorno delle mie vacanze estive, ben prima di partire per le ferie, mi sono messa d'impegno nel cercare titoli della mia TBR da leggere durante la pausa. Ho scelto molti romanzi, alcuni comprati anche anni prima, e principalmente in formato ebook perché avrei dovuto viaggiare per due settimane. Purtroppo non ho tenuto conto che Agosto è un mese strano, per me, e che spesso mi spengo completamente perdendo qualsiasi voglia di seguire i social, creare contenuti per il blog e leggere. Quest'anno è capitata la tragedia: il blocco del lettore.
Avevo deciso di leggere La Battaglia dei Pugnali - e l'ho fatto, visto che lo sto recensendo - ma ci ho messo quasi un mese esatto. L'ho finito il 26 Agosto.
Nel resto del tempo ho riletto i primi tre romanzi di Harry Potter. Non commento oltre.
Bene, il fatto che fossi completamente bloccata e che leggessi con fatica ha inevitabilmente influenzato il mio voto, ma sono consapevole che se avessi letto questo romanzo durante l'anno lo avrei divorato e adorato.
Prima di tutto parliamo del genere: YA fantasy. Ultimamente c'è stata una riscoperta del genere e sono usciti tantissimi romanzi, eppure in pochi sono arrivati in Italia. La Lu, che ho amato nella trilogia Legend, è una di quelle autrici che sa scrivere, ha fantasia e non è rinchiusa nella gabbia dei generi. Li rispetta, certo, ma ci gira sopra sotto e attorno e poi ti spara delle robe che ti spiazzano e/o ti traumatizzano.
Due righe sulla trama. Ambientato in un mondo fittizio - Kenettra - dove, dopo un'epidemia che ha ucciso tantissime persone, alcuni sopravvissuti si sono ritrovati dei segni esteriori che indicano che la malattia ha lasciato in loro dei 'poteri', delle abilità che li rendono diversi dagli altri cittadini. Questa minoranza - i Malfetti, nel testo originale, mi pare - viene generalmente definita con creature imperfette, e queste persone diventano in fretta il capro espiatorio sul quale sfogare la frustrazione e la paura della devastazione economica e sociale lasciata dall'epidemia. Se sei un imperfetto ci sono buone probabilità che tu venga ucciso, cacciato, picchiato, schiavizzato, umiliato, e se sei fortunato e la tua famiglia continua a volerti bene, puoi tenere nascoste le tue abilità, e se sei ancora più fortunato non hai segni esteriori sfacciatamente evidenti, così da poterli nascondere e passare quantomeno inosservato tra la gente. Ma se l'Inquisizione ti trova, se pensa che tu possa aver fatto anche il minimo gesto, allora sei finito.
Nella città di Dalia c'è una ragazza sopravvissuta all'epidemia, Adelina, che non può essere scambiata per una persona normale. I suoi capelli, un tempo scuri, ora sono di uno strano color bianco argenteo, e uno dei suoi occhi non c'è più a causa della malattia. Sebbene sia chiaramente una creatura imperfetta, Adelina sembra non possedere nessun particolare potere, e per anni viene raggirata, umiliata e maltrattata dal padre nel tentativo di scatenare la sua abilità e rendersi - agli occhi del padre - almeno un po' utile.
Purtroppo per lei, l'unica qualità che sembra possedere nonostante i capelli e l'occhio mancante, è che ancora può essere considerata bella, attraente, così il padre accetta di venderla come concubina. Adelina, che ha sopportato per anni senza emettere un suono, decide che è arrivato il momento di levare le tende e provare a cavarsela lontano da Dalia e magari pure da Kenettra, così scappa e proprio durante la fuga i suoi poteri si risvegliano e le cose cominciano ad andare a rotoli.
Bene, essendo il titolo originale una vera anticipazione, tanto vale buttarsi. Alcune di queste creature imperfette hanno preso in mano la situazione e si sono organizzate in una compagnia con lo scopo di spodestare il Re e sconfiggere l'Inquisizione. Le Elites, così si chiamano, sono un gruppo di ragazzi con vari tipi di potere tutti in grado di usarli appieno e tutti capaci di non farsi beccare. Sono loro che salvano Adelina e la prendono sotto la loro ala, e sono sempre loro che cercano di addestrarla e di esplorare il suo potere. Lei, infatti, possiede la capacità di creare illusioni, un potere che può risultare molto utile nei piani delle Elites.
La Battaglia dei Pugnali è un romanzo strano perché la sua protagonista non è un'eroina positiva - o, come direi io, stucchevole - non è la solita mi immolo per gli altri o il mondo è buono e io vi amo tutti, è un personaggio piuttosto oscuro, a tratti negativo, spesso egoista, ma più di tutto è un personaggio che spicca per la sua diversità. Adelina è una diversa tra i diversi, è stata schiacciata e umiliata per anni, privata di qualsiasi gesto di affetto, messa da parte come un pezzo rotto e nessuno - MAI - l'ha fatta sentire accettata, nemmeno la sorella minore Violetta, l'unica a volerle bene. Tutto questo ha delle forti ripercussioni su di lei e sul suo carattere, non è un semplice oh nessuno mi ama però adesso faccio la cosa giusta, è più un oh, nessuno mi ama siete tutti dei maledetti bastardi vi farò soffrire. Ed è giusto che sia così, è giusto che Adelina abbia oscurità dentro di lei e che questa influenzi il suo modo di pensare, di reagire, e persino il suo modo di amare. Basta una briciola per renderla felice ma se le togli questa briciola il suo dolore è fortissimo.
Adelina mi è piaciuta tanto, è un ottimo personaggio, è un'ottima protagonista e la sua storyline non è prevedibile o banale e nemmeno scopiazza le solite eroine buone e pure e coraggiose.
In realtà Adelina funziona così bene perché è inserita in un contesto che permette alla storia di assumere sfumature molto oscure e pure molto romantiche e leggere. Il capo degli Inquisitori, per iniziare, è l'esempio perfetto di cattivo: è crudele, quasi invincibile, alimentato da un'ideale ossessivo di purezza e da un amore malsano che lo rende cieco ad ogni altra cosa; oppure la regina, figura oscura e malvagia che rimane sempre in disparte ma che tira i fili della storia; oppure ancora i membri delle Elites, un miscuglio di diversi esempi di potere, di forza, di carisma: dal Mietitore, il leader del gruppo e il più affascinante, a Raffaele, seducente e calcolatore, al Ragno che pur stando dalla parte del 'bene' non è per niente un personaggio positivo, insomma la Lu crea un'ambientazione ricca, sfaccettata, accurata e non si limita a dare un inizio, uno svolgimento e una fine, si butta a capofitto con una serie di svolte che portano ad una grossa - mamma mia, enorme - perdita che non mi aspettavo affatto e ad un finale che è piuttosto amaro. Aperto, apertissimo, un finale che è un nuovo inizio, ma è amaro perché le cose - ancora una volta - per Adelina non vanno affatto bene.
Ora, accettato il fatto che la trama e i personaggi sono una bomba, perché ho dato un voto così basso? Perché ci sono dei momenti leggermente mosci che si sono chiaramente accentuati per colpa della mia scarsa voglia di leggere. Sono quei momenti che hanno rallentato la storia e mi hanno fatto perdere interesse per qualche minuto, scene che forse avrei evitato di rendere così YA, così young friendly - per la mia anima arida - e che hanno ridimensionato l'oscurità della storia. Però, alla fine, anche se ero annoiata a prescindere e la storia in certi punti ha perso slancio, il romanzo è comunque bello e avvincente, un fantasy degno di questo nome che ha pochissimi punti deboli e che non ha paura di sganciare mazzate al lettore e lasciarlo agonizzante a soffrire.
Io spero con tutto il cuore che Newton & Compton pubblichi anche il resto, altrimenti mi vedrò costretta a comprare le edizioni originali. Per una volta che c'è un buon fantasy YA spero che la serie non venga troncata e dimenticata, sarebbe un vero peccato.

11 settembre 2017

Jill Shalvis
Tu sei per me

Serie Animal Magnetism 1
Titolo originale Animal Magnetism 

Trama
I Romanzi Mondadori
ebook | € 3,99
Un piccolo incidente, un'anatra, due cagnolini, un pingue maialino vietnamita: sono questi gli ingredienti che fanno esplodere l'attrazione fra Lilah Young e Brady Miller. Brady ha fatto ritorno a Sunshine per una breve visita a Dell e Adam, come fratelli per lui, e si è lasciato convincere a rimanere, anche se possiede lo spirito indomito dell'ex militare che non sa fare i conti con i propri sentimenti.
Lilah sta ultimando un corso online in scienze animali e non si è mai spostata dall'amena cittadina dove vive e dove sorge il centro veterinario di Belle Haven: un vero e proprio paradiso per uomini e animali. Chimica, attrazione e magnetismo completano la formula della loro imprevedibile passione.





Commento
Pausa romance, pausa ebook pescato a caso.
No, devo essere sincera. Stavo cercando un ebook in particolare, convinta di averlo nel Kindle, ma non l'ho trovato. Allora ho fatto scorrere le pagine un po' depressa, e ho aperto il primo titolo di una serie a caso, senza pensare troppo alla trama.
Normalmente quando prendo un romance sono molto attenta alla trama, al tipo di storia e all'autrice, però ultimamente mi sembra di non essere più al passo con le novità e non ho nemmeno molta voglia di perdermi dietro alla ricerca di un romance che risponda alle mie specifiche preferenze.
Insomma, li prendo a caso, ecco.
La Shalvis normalmente è un'autrice sicura, e anche in questo caso non c'è molto di cui mi possa lamentare. La storia è divertente e carina, i personaggi sono interessanti e/o sexy, ci sono buone basi per un seguito e i dialoghi sono belli vivaci, quello che un po' ha sgonfiato l'entusiasmo di leggere romance è che questo è chiaramente un romanzo dedicato a chi ama alla follia gli animali.
Ora, io amo gli animali, solo non ne sono ossessionata (vedere quelli che si fanno leccare in faccia dal cane mi fa salire il vomito, per intenderci) e non subisco il fascino di tutti quei romanzi con animali come protagonisti. Anzi, a dirla tutta proprio non li sopporto.
Un romance pieno di bestie, insomma, non mi attira per niente. Poco importa che tutto il resto sia bello - o almeno decente - finché c'è l'eroe che parla con un cagnetto o la protagonista ha più animali dell'Arca di Noè, io dopo un po' mi annoio.
Quindi, ecco, la quantità di animali presenti è l'unico difetto - se così si può definire -, perché per il resto è tutto perfettamente in linea con il genere e con lo stile dell'autrice.
E' anche vero che non mi ha lasciato granché, quindi non so se proseguirò con i seguiti (se ci saranno), però tutto dipende dalla trama. Posso solo dire che ha svolto il suo compito senza infamia e senza lode, perciò posso dirmi soddisfatta. Volevo un romance (a caso), e ho avuto esattamente questo.

7 settembre 2017

Sarah J. Maas
A Court of Mist and Fury

Serie A Court of Thorns and Roses 2

Trama
Bloomsbury | pag. 625 | € 8,80
Feyre is immortal. After rescuing her lover Tamlin from a wicked Faerie Queen, she returns to the Spring Court possessing the powers of the High Fae. But Feyre cannot forget the terrible deeds she performed to save Tamlin's people - nor the bargain she made with Rhysand, High Lord of the feared Night Court. As Feyre is drawn ever deeper into Rhysand's dark web of politics and passion, war is looming and an evil far greater than any queen threatens to destroy everything Feyre has fought for. She must confront her past, embrace her gifts and decide her fate. She must surrender her heart to heal a world torn in two.





Commento
***spoiler***

Cosa c'è di peggio del decidere che romanzo portarsi in vacanza quando si hanno soli pochi giorni a disposizione per leggere? Sarò onesta, non avevo intenzione di iniziare ACOMAF. Prima di prenderlo in mano avrei dovuto smaltire almeno la metà della mia tbr, peccato che mi sono ridotta all'ultimo secondo con le valigie - come al solito - e proprio cinque minuti prima di salire in macchina ho preso il primo romanzo che mi è saltato agli occhi e l'ho ficcato in borsa.
Forse inconsciamente era proprio quello che volevo leggere, perché ho letteralmente consumato il paperback. A parte che queste edizioni della Bloomsbury sono belle da far schifo: ciccione, morbide, vellutate, con una grafica pazzesca, io praticamente ho sbavato come una pazza al solo averlo in mano. Ma leggerlo e gustarmelo, aprirlo finché la costa ha fatto le pieghe - non uccidetemi, io lo faccio come segno d'amore - imbottirlo di post-it e portarmelo dietro al mare e in macchina ha reso la sua lettura un'esperienza goduriosa. Ok, ora è sporco di crema solare ed è pieno di ditate, ma niente che una pulita non possa rimediare. Quello che conta è che la mia copia è stata amata ed è bella vissuta. I paperback vanno consumati, per come la vedo io.
Naturalmente, se la storia non mi fosse piaciuta nemmeno la bellezza della sua edizione avrebbe potuto influenzare il voto, invece eccomi qui con un bel quattro e mezzo e l'anima in pace.
Però partiamo dicendo una cosa, e cioè che questo romanzo ha molti punti deboli e un grosso, enorme, gigantesco punto di forza. E' difficile trovare un compromesso quando razionalmente vedi i buchi, riconosci l'anello debole della catena, ma irrazionalmente gioisci ad ogni pagina, così difficile che ho deciso di seguire l'istinto - per una volta - e fregarmene se il voto è obiettivamente esagerato.
La Maas, che secondo me è tagliatissima, ha pensato bene di servire al fandome un romanzo desiderato, una svolta nella storia facilmente prevedibile e oltre seicento pagine di quasi perfezione.
Quasi, perché come ho detto ci sono tante cose che non sono all'altezza delle aspettative.
Piccolo riassunto: Feyre è con Tamlin nella Spring Court e tenta disperatamente di lasciarsi alle spalle quello che le è successo Under the Mountain con Amarantha. La quotidianità non funziona per niente, tanto che la poveretta non dorme, non mangia, non sorride, e quando tenta di uscire dal pantano viene ricacciata sotto da Tamlin e dalla sua assurda convinzione che l'unico modo per renderla felice è immergerla in una bambagia magica e tenerla inerte e ignorante come una bambolina. Questa routine diventa subito negativa, al punto che passare una settimana con Rhys, per quanto sia odioso, diventa per lei una vacanza vera e propria. L'equilibrio malsano si spezza e Feyre rimane di sua spontanea volontà alla Corte di Rhys dove, poco alla volta, si riprende grazie ai suoi continui stimoli a reagire, grazie alla presenza di altri personaggi che diventano suoi amici e grazie al senso di calma, serenità e felicità che Velaris le trasmette.
Non giriamoci troppo intorno, tutti volevamo che Feyre e Rhys si mettessero insieme e la Maas ha servito la ship su un piatto d'argento. Certo, ci ha fatto un po' penare perché succede verso la fine, ma quando arriva è un tripudio di sesso e ammoreh e chi più ne ha più ne metta. Poi, naturalmente, c'è la questione della guerra con nonmiricordopiùilnome e di come le varie corti si stiano muovendo per contrastare l'invasione dell'armata delle tenebre. Semplice, no?
Ecco, ora vi dico cosa non regge per me. Prima di tutto 625 pagine sono tante e se è un fantasy qualcosa si deve muovere. Non basta concentrare alla fine ogni possibile colpo di scena - e ce ne sono tanti - o spargere qua e là vari momenti in cui effettivamente qualcosa succede, perché questo vuol dire che il resto del romanzo è fatto di scene di Feyre che pensa, che si strugge, che si tira storie, che rimugina e di Rhys che pazientemente l'asseconda. Per carità, dal punto di vista narrativo sono scene che hanno un senso, uno scopo e utilità perché rendono la transizione della relazione tra i due molto naturale e coerente, però sono tante rispetto al contenuto vero e proprio. C'è una inconsistenza di base nei contenuti, manca un filo narrativo veramente forte, qualcosa che renda la questione centrale - la guerra - veramente protagonista della serie. Il primo romanzo era a sé stante e questo ha una natura molto diversa, anche se sono ovviamente uniti, ma avrei gradito una componente fantasy forte, netta, invadente, che potesse bilanciare la presenza massiccia dell'elemento romantico.
E veniamo al vero errore: Tamlin. La Maas non è stata capace di non renderlo cattivo, di non usarlo come giustificazione per il disinnamoramento di Feyre, come se cambiare sentimenti - tra l'altro era più che giustificata - non fosse accettabile senza una trasformazione del primo eroe in cattivo. E' la classica scappatoia di chi teme che le scelte della protagonista non vengano accettate, come a dire alla fine ha fatto bene perché Tamlin è un coglione. Forse la mia è una visione più adulta, forse la maggioranza dei lettori della serie non avrebbe accettato che Feyre, la nuova Feyre, semplicemente non amasse più Tamlin, che lui non la capiva, non la sosteneva, non come Rhys. Non mi è piaciuto che Tamlin, ad ogni svolta, avesse sempre nuove colpe, che combinasse cazzate su cazzate, anche se quella finale, in un certo senso, serve a introdurre la linea narrativa del terzo romanzo.
E' un po' vincere facile, per come la vedo io, lascialo fare i suoi errori, e poi dammi la carognata finale, tutto il resto non serve.
Ultima critica: c'è troppo romanticismo stucchevole. Mind you, la maggior parte del romanzo è assolutamente privo di qualsiasi svenevolezza, ma quando la Maas decide di aggiungere l'elemento romantico calca la mano fino all'esagerazione assoluta. E poi Rhys e Feyre in versione piccioncini sono di un melenso assurdo, nauseante, tutti cuoricini e sospiri. Ridatemi la razionalità iniziale, la passione sotterranea, la devozione assoluta e nascosta di Rhys, datemi il suo struggimento e i conflitti di Feyre. Quella parte, quella è bellissima, è emozionante, è piena, ricca, perfetta, è un percorso di transizione per i protagonisti e per il lettore e apre a nuovi personaggi, nuovi risvolti e nuovi contenuti.
Perché alla fine della fiera, nonostante i punti deboli, questo romanzo funziona ed è bello, è soddisfacente, è quello che volevamo leggere e qualcosa di più. Qui entra in campo il lato irrazionale, quello che alla fine di ACOTAR tifava per Rhys, quello che sperava in un cambiamento di rotta e che lo ha ottenuto con relativa velocità. Mi è piaciuto come praticamente tutto soddisfacesse i miei desideri di lettrice e come la Maas abbia preso il suo porco tempo per sviluppare le cose.
La nuova Feyre, quella che smette di usare Tamlin e la sua sicurezza come corazza, è una protagonista degna del suo nome: è forte, è coraggiosa, sbaglia - perché di cavolate ne combina parecchie - ma non ci mette molto prima di ammetterlo, e lavora di brutto sulla sua nuova natura, sui suoi poteri, su quello che potrebbe fare, come e a chi essere d'aiuto, insomma non è più l'innamorata di Tamlin, è Feyre e se non vi sta bene lei se ne sbatte.
In tutto questo è Rhysand il vero artefice del cambiamento di Feyre. Se non fosse per lui, lei starebbe ancora a struggersi per quel rimbambito di Tamlin, nella torre segreta buona solo a fare da concubina. Il Rhysand che conosciamo in ACOMAF è un personaggio fondamentalmente buono che ha fatto di tutto per tenere al sicuro i suoi amici e una parte del suo territorio, ed è anche intelligente, furbo, astuto, un soggetto che può essere sia un ottimo amico che un temibile nemico. E' stato divertente vedere svelati i suoi segreti uno alla volta, alcuni più grossi di altri, ed è stato confortante capire che, alla fine del romanzo, il buon senso che lo ha sempre caratterizzato non è finito fuori dalla finestra.
Menzione d'onore per il gruppo di Rhys: Amren, l'ho adorata, Azriel e Cassien, Mor la fantastica, sono quattro personaggi extra che la Maas ci regala senza ripercussioni. Di loro voglio di più, soprattutto di Amren che è la più cazzuta e voglio che si scateni disintegrando il mondo.
Ho già comprato il terzo romanzo che - pare - sia quello che concluderà questa prima trilogia, ma non voglio iniziarlo subito, anche se con il finale di ACOMAF la voglia è tanta. Cercherò di fare la brava e tenermelo buono per questo autunno, e sperare che almeno nel terzo la guerra esploderà sul serio e tutta questa magia verrà fuori come Dio comanda. Nel frattempo sbavo ancora un po' su Rhys.

4 settembre 2017

Julia Quinn
Una serata davvero speciale

Serie Smythe - Smith 2
Titolo originale A Night like this

Trama
I Romanzi Mondadori
ebook | € 3,99
Anne Wynter non è quello che dice di essere. Un tremendo segreto l’ha costretta a cambiare nome, allontanarsi da casa e diventare l’istitutrice di tre giovani lady per sopravvivere.
Un impiego di certo molto movimentato: nella stessa serata si ritrova a suonare il piano di fronte a una sala gremita, a nascondersi in un ripostiglio e a curare le ferite dell’attraente e scandaloso conte di Winstead.
Dopo anni passati a eludere le attenzioni maschili, quest’uomo è per Anne una tentazione irresistibile, ed è sempre più difficile convincersi che non possa esserci un futuro d’amore per loro.
Finché il passato non torna a minacciare entrambi, e a rimescolare tutte le carte.




Commento
Oh Julia, sei tanto brava anche quando mi annoi ma proprio non posso regalarti il voto.
Memore della bella lettura del terzo romanzo della serie Smythe - Smith, mi sono buttata quasi subito sul secondo - perché ultimamente mi piace leggere le serie al contrario - ma non ho avuto la stessa fortuna.
In realtà non c'è niente che non vada in Una serata davvero speciale. Né la trama, né lo stile, nemmeno i personaggi. E' tutto carino, tutto preciso e pulito, perfettamente integrato e scorrevole ma ad un certo punto ho smesso di sentirmi coinvolta.
La noia, purtroppo, è il nemico numero uno della lettura. L'indifferenza verso lo sviluppo di una storia rende impossibile apprezzare tutto quello che di ben fatto c'è nel libro e ti fa rallentare terribilmente fino ad arrivare alla fine sfinita e - appunto - annoiata.
Una serata davvero speciale non è neanche lontanamente divertente e ritmato come il seguito ed è stato questo più di tutto a deludermi: la Quinn mi ha sempre abituata a romanzi che sanno farti ridere, ti intrattengono e ti rilassano perché non pretendono troppo. Il romanticismo ironico, quello sbarazzino che tanto sa riprodurre, qui è tristemente relegato alla prima parte del romanzo e poi succede il dramma. La Quinn è caduta nel dramma, nell'ostacolo del cattivo, del rapimento, del pericolo, insomma ha destinato un quarto del romanzo al problema.
Il nemico che rapisce la donzella, lei che rischia la vita, fughe rocambolesce nella campagna inglese, duelli, ancora rapimenti, insomma basta! A me queste cose piacciono in piccole dosi e mai in chiusura di romanzo altrimenti l'unica cosa che penso è quando finisce questa solfa?
Ecco, purtroppo è stato il leitmotif dell'ultima parte della storia il non vedere l'ora di leggere l'ultima riga dell'ultimo capitolo anche se l'inizio è stato carino.
Daniel e Anne sono personaggi ben fatti e piacevoli e tutti i personaggi secondari sono adorabili, ma non basta per rendere tutto speciale. Persino l'idea di base del conte che si innamora dell'istitutrice è interessante ma viene tirata per le lunghe e dopo un po' perde di mordente.
Insomma, Una serata davvero speciale è un romance storico carino ma nulla di più, non brutto, non banale, ma carino. Considerando che avevo bisogno di qualcosa di diverso, non ho potuto che rimanere delusa, ma questo non vuol dire che sia un pessimo romanzo. E poi ormai sono affezionata alla Julia, anche quando è un meh.