21 maggio 2018

Audrey Carlan
Trinity. Body

Serie Trinity 1
Titolo originale Body

Trama
Newton & Compton
pag. 381 | € 9,90

Gli uomini rovinano le donne. Specialmente gli uomini come Chase Davis: bello, intelligente, ricco e potente. Non ho mai avuto speranze di sfuggirgli. Non volevo desiderarlo. Non volevo avere bisogno di lui. Non volevo innamorarmi. Ma lui non avrebbe mai accettato un no come risposta e io gli ho permesso di consumarmi. Un po’ alla volta, con i suoi modi arroganti, presuntuosi, e con quella sua ossessione per il controllo.
Quando è entrato nella mia vita mi ero appena ripresa da una relazione sbagliata che mi aveva distrutta. Per questo mi sono decisa a dargli fiducia, per non chiudermi in me stessa. Ma nel momento esatto in cui l’ho lasciato entrare, mi ha circondata con una luce così brillante da accecarmi. Così che non vedessi la verità: gli uomini non rovinano le donne. Le divorano.





Commento
Era dalla notte dei tempi che non ricevevo un romanzo cartaceo da Newton & Compton, ed ecco che dalla busta esce lui. Non so perché, onestamente, non sono una grande fan del genere erotico (ne ho letti in passato e ho progressivamente abbandonato il genere), evidentemente il mio blog è ricaduto nella categoria rosa e hanno spedito in massa.
Anyway, facciamo una piccola introduzione. Questo romanzo è un degno esponente del genere che ha spopolato con le Cinquanta Sfumature, Crossfire e compagnia bella. Se siete in astinenza da storie dove il lui è ricco sfondato e dominante e la lei è problematica, bella e sprovveduta allora buttatevi in Body e divertitevi.
Se invece, un po' come la sottoscritta, avete avuto la vostra overdose nel corso degli anni e vi siete stufate di leggere sempre lo stesso modello narrativo allora vi do un consiglio spassionato: prendetevi l'ebook che vi passa la paura.
Non che con questo voglia dire che il romanzo è orrendo, anche se il voto la dice lunga, però non posso fare a meno di confessare che le ultime 20 o 30 pagine le ho fatte passare alla velocità della luce leggendo qualche frase qua e là e saltando completamente tutte le scene di sesso perché ero arrivata alla saturazione completa e non ne potevo più.
Trinity Body è il classico romanzo erotico dove la storia inizia con la protagonista, e francamente inizia pure bene. Jillian è giovane, non ha nemmeno toccato i 25 anni, ed è arrivata ad un punto della sua vita in cui finalmente è felice. Ha un bel lavoro, delle amiche vere e si è lasciata alle spalle il passato traumatico. In un certo senso Jillian è una donna nuova, anche se a volte fatica ad applicare la nuova normalità anche al lato romantico. Questo perché Jillian ha avuto una relazione violenta, per anni è stata picchiata dal suo ragazzo e solo dopo essere finita mezza morta in ospedale ha trovato il coraggio di lasciarlo e chiudere quel capitolo. Fidarsi degli uomini per lei è difficile, ma è anche difficile lasciarsi andare dal punto di vista sentimentale: una relazione sicura è preferibile, ma non la soddisfa, al punto che ha capito di essere guarita almeno sotto questo punto di vista.
Una sera, mentre è al bar di un hotel dopo un incontro di lavoro, nota un uomo molto bello che sprizza testosterone e denaro da tutti i pori: Jillian non è immune al fascino di quell'uomo ma è consapevole di non essere pronta per quel genere di maschio, sicuro di sé e autoritario.
Peccato che l'uomo in questione, seguendo fedelmente lo schema, si accorge della bella Jillian e decide che un no grazie non è accettabile perché lui la vuole.
Come si può immaginare, lo schema a questo punto rende la storia piuttosto prevedibile: il tira e molla iniziale, lei ritrosa ma eccitata come una scolaretta, lui che da blocco di ghiaccio diventa un mandrillone infatuato solo per lei, e il contorno bene o male già letto di una città e di un contesto sociale dove ci sono due schieramenti, i ricchi da parte di lui e i normali da parte di lei.
L'uomo in questione, Chase Davis, caso vuole sia pure il super misterioso capo dell'associazione dove lavora Jillian, nonché rinomato uomo d'affari, filantropo, magnate eccetera eccetera. Proprio come Christian Grey e Gideon Cross prima di lui, Chase possiede hotel, ristoranti, palazzi, attività, aerei, galassie, pianeti sconosciuti e nel mezzo pure tutte le attività filantropiche che si possano immaginare. In tutto questo, proprio come i suoi predecessori, Chase è perennemente pronto alla riproduzione, ossessivamente attratto da Jillian e abituato ad applicare controllo e dominio su ogni persona e su ogni aspetto della loro vita.
Per come sono fatta io, la prima parte del romanzo mi ha intrattenuta e mi ha divertita, mentre la seconda mi è risultata noiosa, ripetitiva e priva di un vero punto di rottura. I contrasti tra i due personaggi sono deboli e vengono risolti in fretta, mentre quello che dovrebbe dare un risvolto thriller al romanzo è talmente banale che si capisce subito dove l'autrice sta andando a parare. Non ho gradito, in modo particolare, che non ci sia stato un vero punto critico legato a questo elemento, lasciando in sospeso la storia per invogliare il lettore a proseguire con la serie ma senza chiudere con un vero cliffhanger o con un vero momento di pericolo. Tutto sfuma così, tra un paio di mutande bagnate e un mi ami, ma quanto mi ami senza infamia e senza lode. Niente di emozionante, niente di veramente conturbante, niente che mi abbia risvegliata dal torpore provato dalla metà del romanzo in poi. Addirittura mi sono trovata a pensare che, piuttosto di questo Body, avrei preferito rileggere la James, o la Day o persino la Malpas, perché almeno loro hanno saputo infilare qualcosa che mi ha coinvolta nella lettura, scene di sesso a parte.
Quindi, sorry però io non ce la faccio a dare un voto diverso. Evidentemente non vado più d'accordo con questo modello narrativo, e da brava anziana mi ritrovo fedele a serie che ricordo come pioniere del genere e, per questo, veramente innovative ed interessanti.
Comunque se questo tipo di romanzo è il vostro guilty pleasure prendetelo perché pare che la serie verrà sparata fuori da Newton alla velocità della luce, così fate scorta per i momenti di magra.

17 maggio 2018

Jennifer Niven
Raccontami di un giorno perfetto

Titolo originale All the Bright Places

Trama
De Agostini
pag. 400 | € 10,90

È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d’altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l’amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l’incanto di una storia d’amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d’incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.
Tu sei tutti i colori in uno, nel loro massimo splendore.

Commento
***spoiler***

Mi avevano preparata.
Ingenuamente lo avevo messo in pila con dei romanzi auto conclusivi per il semplice motivo che lo avevo in lista di lettura da molto tempo. Pensavo fosse uno YA come tanti, che mi avrebbe portato via poco tempo e poche energie, pensavo di infilarlo tra una lettura impegnativa e l'altra e smaltirlo dalla lista. Ho preso alla leggera gli avvertimenti sul suo essere pesante e, invece, mi sono lasciata catturare dalla quarta di copertina. Queste convinzioni mi si sono ritorte contro con gli interessi.
Raccontami di un giorno perfetto finisce dritto nella categoria dei romanzi meravigliosi e devastanti, capitanata dall'inarrivabile Proibito (QUI la recensione), e anche in quella dei romanzi che avevo stupidamente sottovalutato e che mi hanno rubato il cuore.
Proprio perché il romanzo ricade in questa categoria, trovo sia impossibile fare una recensione senza spoiler, tanto più che credo siano indispensabili per chi ha paura di leggere questa storia perché ha capito che c'è qualcosa di potenzialmente drammatico.
La Niven ha costruito una storia che è solo all'apparenza un romanzo per ragazzi. Lo è, ma è anche per gli adulti perché riesce ad unire due mentalità e due approcci diversi trattando un argomento impegnativo con uno stile chiaro e sincero senza ricamarci sopra. C'è romanticismo, è vero, vengono trattati temi impegnativi e socialmente controversi (bullismo, assistenza ai più giovani, malattie mentali), ma è più di ogni cosa il romanzo di un ragazzo e di come la sua natura influenzi prima di tutto se stesso e poi tutte le persone che lo circondano.
Questo ragazzo è Theodore Finch, un giovane quasi diciottenne che nella sua scuola è conosciuto come il Fenomeno o lo Schizzato. Bello, di una bellezza nata da una combo speciale di lineamenti e personalità, e strano a causa di un comportamento sopra le righe che lo ha messo spesso nei guai, Finch è un maestro nel costruirsi un'identità da presentare alla società, mentre nella sua testa il vero Finch rimbalza tra le pareti di un disturbo non diagnosticato che nemmeno lui riesce a riconoscere.
Se si guarda solo la superficie di Finch è facile farsi fregare dal suo modo di fare e pensare che sia solo un ragazzo troppo esuberante, a tratti irresponsabile e con un brutto carattere. Gli scatti d'ira, le assenze da scuola, i picchi di euforia e di energia vengono sempre interpretati come ragazzate, come espressione di un'età problematica e per questo non preoccupanti. Ma se ci si sforza un pochino, se solo ci si pone la domanda giusta, si apre un intero mondo nella mente di Finch dove niente è semplice, niente è banale, e ogni cosa è proiettata a tutto volume e a colori sgargianti.
Non sapremo mai se la malattia di Finch è veramente il disordine bipolare (lo dice l'autrice, comunque), quale diagnosi corretta e quali spiegazioni si nascondono dietro la sua natura perché Finch accarezza il desiderio di uccidersi con il sorriso sulle labbra e contrasta questa oscurità correndo verso la vita, ma alla fine la sua natura vince, il suo desiderio viene espresso ed esaudito e Finch non c'è più.
Quindi sì, a chiunque abbia timore di leggere questo romanzo dico che il lieto fine non c'è, che il protagonista si suicida e che se pensate di soffrire troppo (e si soffre) forse non è il caso di prenderlo in mano. Però vi dico anche questo: prima del finale c'è un intero romanzo di mezzo, c'è Finch, c'è Violet, c'è il loro amore e ci sono una maturità e un'onesta nel raccontare la loro storia che valgono tutte le lacrime che si verseranno.
E' l'ultimo anno di superiori, Finch è sulla torre della scuola e guarda di sotto i suoi compagni. E' di buon umore, non ha veramente intenzione di buttarsi perché si è appena Risvegliato dopo un periodo di Sonno. Valuta i pro e i contro della situazione, decide che il brivido della possibilità è - per ora - sufficiente, e fa per rientrare oltre la ringhiera quando si accorge che al lato opposto della torre, nella sua stessa posizione c'è una ragazza. Al contrario di Finch, questa ragazza sembra pietrificata, come se non avesse ben capito che sporgersi da una torre senza protezioni la porti ad un soffio dal cadere di sotto e morire. Finch non crede che quella ragazza voglia veramente buttarsi, il suo modo di fare così contrario al suo ne è chiaro segno, così prende l'iniziativa e l'aiuta a mettersi al sicuro.
Quella ragazza è Violet Markey, piuttosto popolare, molto carina e, per questo, in una posizione potenzialmente pericolosa. Se i loro compagni sapessero, la sua vita sociale sarebbe finita, così Finch, abituato ad assumere il ruolo dello Schizzato, le dice di raccontare a tutti che lei è salita sulla torre per salvarlo.
Chiusa questa questione, però, Finch non riesce a togliersi Violet dalla testa e coglie al volo l'opportunità di starle più vicino mettendosi in coppia con lei per un progetto di geografia. Finch si impone, seppure con il sorriso, su una Violet che non solo non si fida ma non vuole proprio averci a che fare perché lui è strano, è chiassoso, è invadente ed è Theodore Finch il Fenomeno.
In realtà Finch è proprio quello di cui Violet ha bisogno. Mentre tutti accettano la sua immobilità perché sta ancora soffrendo per la morte della sorella, Finch la scuote, la obbliga a uscire dal bozzolo e mettersi in moto perché per lui l'azione e il muoversi sono espressione di libertà e di vita.
Ogni giorno Finch trova qualcosa di positivo che gli ricordi perché è felice, che lo sproni a non cadere nel grande Sonno e in Violet trova qualcuno che piano piano lo apprezza per quello che è, anche se a volte nemmeno lui quale sia il vero Finch.
La storia d'amore tra i due ragazzi è, in realtà, una scoperta di entrambi. Il tempo che passano insieme diventa un modo per conoscersi, per imparare a vedere le cose in modo diverso e per dimostrare che c'è ancora qualcosa di buono, qualcosa di importante, per cui valga la pena vivere - non solo in senso letterale.
Tra i due è Finch che comanda, sia perché prende l'iniziativa di fronte ad una Violet passiva, sia perché il suo modo di pensare lo costringe spesso a vivere le esperienze ad una velocità diversa da quella degli altri. A volte Finch risente di questo stato, si sente come se il mondo andasse a rallentatore, a volte è lui a muoversi lentamente, ma sempre in qualsiasi situazione si trovi i suoi pensieri sono nettamente più intensi e vibranti della media delle persone.
Finch è consapevole della sua diversità ma, soprattutto, della fragilità della sua esistenza: il desiderio di suicidio non è un semplice desiderio di morire, quanto un bisogno di perdersi, di annullarsi, di sparire in un universo parallelo dove sentirsi finalmente in pace. E' nell'acqua che Finch riesce a rilassare il corpo e i pensieri, ed è sempre l'acqua l'elemento che lo richiama a sé alla fine, ma è la poesia che gli permette di comunicare agli altri cosa gli passa per la testa: Cesare Pavese e Virginia Wolf (entrambi morti suicidi) sono i due autori che gli regalano i versi perfetti:
Sono radicato, eppure fluttuo
Ma anche se l'amore tra Violet e Finch nasce e cresce, Theodore è pur sempre solo, isolato a causa della condizione, incapace di fermare un corso di pensieri autodistruttivi che offuscano la realtà. Finch soffre da solo sia per scelta, perché rifiuta di essere definito da termini impersonali che lo identificherebbero con la malattia, sia perché è incapace di superare le fasi della malattia stessa, senza supporto, senza comprensione, senza attenzione, lasciato andare alla deriva da una famiglia assente e sottovalutato da un sistema sanitario che preferisce prendere per buoni i suoi sto bene, grazie.
Siamo tutti soli, intrappolati nel corpo e nella mente, e qualsiasi compagnia troviamo a questo mondo non è che superficiale e passeggera.
La verità è che Finch, per quanto voglia vivere e per quanto sia innamorato di Violet, è malato e la sua fine è inevitabile, eppure riesce a lasciare un segno indelebile, a colorare il mondo di Violet e del lettore che finisce per adorarlo e per affezionarsi anche se sente incombere la vibrazione della tragedia.
Cosa lo dico a fare, le ultime cento pagine sono strazianti. L'assenza improvvisa del punto di vista narrativo di Finch e la sua fuga nella realtà del romanzo contagiano Violet e il lettore con una disperazione mista a speranza. Sarà a fare uno dei suoi giri, come sempre, perché Finch è fatto così. E poi arrivano i messaggi di addio, e lo stomaco ti si chiude, rifiuti l'inevitabile e rimani incredulo e anestetizzato tanto quanto Violet.
Tutti i colori di Finch, la sua energia, la sua esuberante presenza sono spariti e quello che rimane in Violet è rabbia, perché lui l'ha lasciata; senso di colpa, perché se solo non lo avesse fatto arrabbiare; incapacità di accettare la sua morte, perché com'è possibile che lui le ha fatto tornare la voglia di vivere quando non ne aveva per sé; dolore perché un mondo senza Finch è all'improvviso meno bello, meno intenso, meno interessante, meno emozionante, meno colorato.
Ed è così anche per noi, che siamo costretti a sopportare e a condividere le emozioni verosimili di una ragazza inventata per la morte di un ragazzo inventato.
Questo romanzo è tragicamente bello, così come il personaggio di Finch è tragicamente bello, meravigliosamente creato con tutti i difetti della malattia e i pregi della sua mente brillante, e la narrazione non scade mai nel banale, non c'è una sola espressione, un solo gesto, un solo pensieri che risultino forzati e poco credibili. L'autrice conosce, sa, lo ha vissuto, e la sua esperienza esce fuori dalla scelta lessicale, dal modo in cui descrive i pensieri di Finch e i sentimenti di Violet. Forse è per questo che il romanzo rimane dentro anche giorni dopo la sua lettura, perché è vero quanto può esserlo una storia inventata. Nei nostri cuoricini Finch è vero, però, e forse adesso fluttua nell'iperspazio senza nessun pensiero, un tutt'uno con le stelle.
Per una volta non desidero essere nessun altro se non Theodore Finch, il ragazzo che la frequenta. Lui sa perfettamente cosa significa essere elegante ed euforico, e un centinaio di altre cose: imperfetto, stupido, in parte stronzo, in parte incasinato, in parte fuori di testa, uno che non vuole causare problemi alla gente che ha intorno, ma, soprattutto, a se stesso. Un ragazzo che si sente a proprio agio in questo mondo e nella propria pelle. Ecco il ragazzo che voglio essere. E questo è quello che voglio sia scritto sul mio epitaffio: Il ragazzo che piaceva a Violet Markey.

14 maggio 2018

Alice Basso
La ghostwriter di Babbo Natale

Serie Vani 0.5

Trama
Garzanti | ebook
GRATIS
Per la maggior parte delle persone il Natale è il periodo più bello dell’anno: strade illuminate, cene in famiglia, regali da scartare. Ma non per Vani Sarca. Per lei, che normalmente odia la prossimità delle persone, il Natale è il peggior incubo che si possa immaginare. Non vorrebbe fare altro che restarsene da sola a leggere i suoi amati libri e continuare a indossare il suo look noir, così poco in tono con le tinte natalizie. Eppure una ghostwriter come lei non può mai andare in vacanza, nemmeno a Natale: c’è sempre bisogno della sua dote speciale, della sua capacità di comprendere le persone solo da un gesto, da un’inflessione della voce, da un atteggiamento. Insomma, anche sotto le feste deve vestire i panni di qualcun altro... e non di uno qualunque, ma addirittura di Babbo Natale.
"Non lascerò che mia figlia trascorra la notte di Natale sola nel suo tugurio come se nemmeno avesse una famiglia.""Mamma, hai appena descritto il sogno della mia vita."
Commento
E' da me leggere un racconto natalizio quando fuori ci sono 30°. A mia discolpa posso dire che ero convinta, ma proprio convinta, che il racconto si collocasse tra il terzo e il quarto romanzo della serie, e non volevo leggerlo senza aver prima recuperato La scrittrice del mistero. Ora che il nuovo libro è uscito, mi sono decisa ad aprire il racconto per poi scoprire che avrei potuto evitare di soffrire e leggermelo subito quando è uscito.
Amen, colpa mia, avrei dovuto informarmi.
Essendo un racconto - purtroppo - breve, è chiaro che non potrò sviscerarne la sostanza e ricavarne una recensione di media lunghezza. Anzi, diciamo proprio che verrà fuori una mini recensione, una recensione flash che ha come unico scopo quello di ricordarvi l'esistenza del racconto. Non devo nemmeno convincervi ad acquistarlo perché è gratis, e se non lo leggete è perché non vi interessa o non vi piace la serie di Alice Basso. In questo caso non c'è niente che possa fare, siete spacciati.
Siamo alla Vigilia di Natale, Vani è felice come non mai perché si è svegliata con gli inconfondibili sintomi di un'influenza potente e pregusta l'isolamento completo dal mondo ma, soprattutto, dalla sua famiglia. Naturalmente l'immagine idilliaca viene annientata da sua madre, che rifiuta categoricamente di dividere la famiglia durante la festa più importante dell'anno.
Poco importa che Vani, poverina, voglia stare da sola e vomitare in santa pace, è deciso che la famiglia Sarca starà insieme, influenza o no.
Appena la sacra famiglia di riunisce a colpi di brodo e panettone, Vani cerca una via d'uscita per scappare da loro anche per un solo minuto. Sarà la famiglia che abita sopra di lei, una mamma single con una bimba di nome Morgana, a fornire una rumorosa scusa. Per scoprire il motivo di un tale casino proprio la notte di Natale, Vane si infila a forza nel caos causato da un improbabile furto di un regalo e si impegna suo malgrado a risolverne la misteriosa scomparsa.
La parte più divertente di tutto il racconto è l'interrogatorio che Vani fa ai bambini per scoprire il ladro: i dialoghi (che poi in realtà sono più uno scambio botta e risposta) tra una cinica asociale che rifugge ogni forma di interazione sociale e dei bambini che credono ancora a Babbo Natale sono estremamente divertenti. Anche quando è conciata da fare schifo, il cervello di Vani riesce a partorire delle perle che dovrebbero abbellire i muri di casa mia.
Non mancano dei riferimenti divertenti ad un ipotetico e fantastico - e per questo inesistente - detective con l'impermeabile beige che odia il Natale, così come non manca lo stesso tipo di ragionamento che Vani utilizza per risolvere i misteri, solo che qui è in forma diluita e più breve e non rende giustizia alla capacità della Basso di intrappolare il lettore e incasinarlo nel labirinto che è la mente di Vani.
Questo racconto è perfetto come aperitivo prima della grande portata solo se si conosce già Vani e lo stile della Basso, altrimenti non so quanto possa convincere un lettore che ha snobbato la serie o che non è semplicemente attratto dal genere.
A me ha fatto l'effetto Acquista con 1-click, quindi vi potete immaginare. Non vedo l'ora che mi arrivi il nuovo romanzo.

10 maggio 2018

Adelia Marino
Mai come te

Serie The Heartbeats 1

Trama
Newton & Compton
ebook | € 1,99

Dakota Turner ha un piano preciso: finire il college, non deludere suo padre, evitare ogni tipo di guai. La sua migliore amica, però non la vede così e la trascina a una gara clandestina nel bel mezzo della notte, durante la quale Dakota nota un’auto scura, lucida, perfetta. Il contrario del suo proprietario. Blake Scott è un’anima nera. È stato costretto a crescere in fretta e si è sempre preso cura del suo gemello. Autoritario, dalla battuta facile e con un vocabolario colorito, ama tutto ciò che è pericoloso. Si accorge subito della ragazza abbronzata e completamente fuori posto che si aggira vicino alla sua macchina. Con quei bellissimi occhi, le onde bionde e l’atteggiamento da educanda, sembra una principessa. E una principessa non starebbe mai con un soldato, non sfiderebbe il destino per uno che distrugge tutto ciò che bello. E lei lo è. Dakota e Blake sono il giorno e la notte. Infastidirla diventa lo scopo principale delle giornate di Blake. Vederla arrabbiata per lui è… eccitante. Non importa quanto si detestino, il desiderio che provano l’una per l’altro è irresistibile.
"Addio cervello, benvenuti ormoni."

Commento
Come mi era mancato l'appuntamento fast read, super happy trash dei sabati lavorativi. Ne avevo disperatamente bisogno, soprattutto da quando sono in turno con il collega molesto.
Allora, partiamo dicendo che a me il trash piace perché mi spegne completamente il cervello. Mi impegna poco sia in termini di attenzione che di tempo, ed è un guilty pleasure che coltivo con regolarità perché mi piace crogiolarmi in storie assurde con protagonisti assurdi che hanno ritmi di vita assurdi, vivono esperienze assurde e reagiscono in modi assurdi. Mi piace, mi diverte, mi rilassa e sì, sorprendentemente mi emoziona, perché mi lascio prendere da questi matti.
Adelia Marino, autrice che io non conoscevo affatto, ha pubblicato da poco Mai come te, un new adult che assomiglia moltissimo ai vari After, Beautiful disaster e compagnia bella. Alcuni di voi saranno inorriditi al pensiero, altri probabilmente si saranno sfregati le manine, io sto nel mezzo perché se da un lato mi è decisamente piaciuto, dall'altro non ho potuto fare a meno di trovare dei difettucci.
La storia è un classicone del genere: abbiamo la protagonista, Dakota, che è una brava persona, tutto sommato. Non è una perfettina, ma non è nemmeno una rebel fino al midollo. Diciamo che è normale, e nella sua normalità - come vuole lo schema - cattura l'interesse del bad boy di turno. Blake Scott è da tutti venerato e desiderato perché è estremo: tanti tatuaggi, tanti piercing, corre con le moto e con le auto, è sboccato, è tanto e troppo di tutto, oltre che essere super gnocco.
Bene tra i due nasce subito un'attrazione molto forte ma che cozza prepotentemente con i loro caratteri. Blake stuzzica Dakota, che a sua volta casca ogni volta nel gioco e si incazza, e questo diverte Blake che ricomincia da capo finché si sbranano, litigano e non si parlano. Per poi ricominciare.
Questo schema potrebbe risultare noioso e ripetitivo (Dio solo sa cos'ho sopportato con la Tijan), invece la Marino è stranamente stringata con le descrizioni e sbrigativa nello sviluppo della storia, tanto che io ho iniziato e finito il romanzo in tre orette con un ritmo di lettura tranquillo.
Per come sono io, questo suo modo di ridurre ai minimi termini le descrizioni, anche quando ci sarebbe stato bene qualcosa in più, è il vero difetto del romanzo. Mi è capitato di essere presa bene da una scena e rimanere come una fessa quando l'autrice la chiude velocemente. Manca un approfondimento vero dei personaggi, è innegabile, soprattutto delle emozioni e delle contorte reazioni che i due hanno, ma è anche vero che forse è proprio il tratto distintivo dell'autrice.
In ogni caso, anche se a me questa magrezza di descrizioni ha deluso un po', la storia si conclude tranquillamente senza lasciare nulla in sospeso, esaurisce le sue cartucce in fatto di scene di sesso, di angst, di separazioni e riconciliazioni, e riesce pure ad introdurre i personaggi di contorno e a renderli interessanti.
Sono piuttosto sorpresa di questo, visto quanto poco spazio c'è nel romanzo, e devo dire che a fine lettura tutta la mia delusione si è ridotta ad una scrollata di spalle. Quello che volevo, cioè un romanzo veloce da leggere e sufficientemente coinvolgente, l'ho avuto.
Probabilmente proverò a leggere altro della Marino, ma solo se è simile a questo per struttura e genere perché sono tornata nella mia fase NA trash potente e ho bisogno di fare scorpacciata.

7 maggio 2018

Jennifer L. Armentrout
La Vendetta degli Dei
L'ombra di Ares

Serie Covenant 4
Titolo originale Apollyon

Trama
Harper Collins
pag. 524 | € 16,00

Alexandria ha sempre avuto paura di due cose: perdere sé stessa dopo il Risveglio, ed essere ridotta in servitù per mezzo dell'elisir. Ma l'amore è sempre stato più forte del fato e Aiden è pronto a dichiarare guerra all'Olimpo - e al lato oscuro di Alex - pur di riaverla con sé. Intanto il mondo è sull'orlo del caos. Gli dei hanno già ucciso una moltitudine di persone e potrebbero distruggere intere città nel tentativo di impedire ad Alex di cedere il suo potere a Seth, il primo Apollyon, rendendolo così l'invincibile Sterminatore di Dei. E interrompere l'oscuro legame tra lei e Seth non è l'unico problema, perché la sola persona che potrebbe sapere come arginare il disastro è morta da secoli. Ad Alex e Aiden non resta dunque che penetrare negli Inferi per parlare con lei e poi trovare il modo di tornare indietro. È un'impresa disperata e i pericoli in agguato sono inimmaginabili, eppure non esiste altro modo per impedire a Seth di diventare lo Sterminatore...o ad Alex di prendere il suo posto.



Serie Covenant 5
Titolo originale Sentinel

Trama
Harper Collins
pag. 446 | € 16,00
Mentre il mondo dei mortali scivola nel caos, travolto da una guerra in cui divinità, Puri e Mezzosangue si affrontano senza esclusione di colpi, Alex per la prima volta non sa cosa fare. La scioccante sconfitta che ha lasciato sul suo corpo ferite indelebili ha segnato profondamente anche la sua anima, costringendola a dubitare di se stessa e delle sue reali capacità di mettere fine a quell'insensato conflitto una volta per tutte. Come se non bastasse, gli ostacoli che separano lei e Aiden dalla felicità sembrano moltiplicarsi, e l'idea di doversi fidare di un nemico letale per scendere ancora una volta negli Inferi e liberare uno degli dei più potenti e pericolosi di tutti i tempi è a dir poco destabilizzante. Ma la resa dei conti è ormai imminente, e Alex sa che sarà messa di fronte a una scelta terribile: la distruzione di tutto ciò che ha di più caro... o la propria fine.




Commento
Ok, sarò sincera. Ho dovuto scrivere una recensione unica per i due romanzi perché del quarto mi ricordavo poco o niente. La colpa, del resto, è mia. Ho finito il romanzo il giorno prima di partire e ho fatto l'errore di non scrivere subito la recensione, così a distanza di tre settimane mi sono trovata con un ricordo piuttosto vago del contenuto. Per correre ai ripari ho deciso di prendere subito in mano il quinto ed ultimo romanzo della serie, L'ombra di Ares, ed effettivamente mi ha aiutato un pochino a ricordare gli eventi salienti di La vendetta degli dei.
A fine lettura della serie non sono riuscita a dare un voto alto. Per entrambi i romanzi ho letto commenti positivi e visto stelline piovere neanche fossero capolavori, eppure io non riesco a condividere l'entusiasmo, anzi sono un filo indifferente, perché per me la serie è andata un po' a scemare. I primi libri mi erano piaciuti, ma man mano che procedeva la trama mi ha presa sempre meno fino a che ho perso del tutto la curiosità nei confronti della serie. L'ho letta e l'ho finita perché è comunque una lettura distensiva ed è pur sempre opera della Jenny nostra, però non posso unirmi ai cori da stadio.
Tanto per cominciare, io che sono team Seth sono proiettata verso la nuova serie nella quale lui è protagonista. Ho letto i due romanzi con la consapevolezza che più avanti Seth avrebbe avuto il suo vero momento, e ho sopportato le smancerie nauseanti di Aiden e Alex perché sotto sotto c'era sempre la certezza che alla fine Seth sarebbe tornato al lato giusto.
Bene, anche se la Jenny ha servito il mio desiderio su un piatto d'argento, arrivare alla fine è stata in parte una prova di forza. Il mio scarso amore per la serie è dovuto all'ingombrante elemento romantico che spesso ruba spazio ad una trama fitta, interessante e ben costruita. Onestamente non capisco perché l'autrice abbia infarcito i due libri con tutte queste scenette d'amore adolescenziale stucchevoli da vomitare, con tanto di dialoghi zuccherosi dove Aiden e Alex si guardano con i cuori negli occhi, quando il resto della trama era piena da scoppiare. Insomma, abbiamo capito che si amano, si sono messi insieme, ora andiamo avanti per cortesia.
In La vendetta degli Dei i pucci pucci avevano un senso: per metà del romanzo Alex è in versione cattiva e posseduta, mentre nella seconda metà torna in sé e ovviamente deve recuperare il tempo perduto con il suo piccioncino. Ok, lo accetto, ma poi basta.
Il vero centro della serie non è la storia d'amore, ma tutta la questione dell'Apollyon e dello Sterminatore di Dei, e se c'è una cosa che la Armentrout ha fatto bene è stata costruire una trama che si è infittita e complicata da un romanzo all'altro, lasciando il lettore sempre in sospeso e curioso di sapere cosa succede.
Quindi le smancerie dei due hanno senso e spazio per una certa parte della serie, poi avrebbero dovuto essere messe da parte per dare totale controllo allo sviluppo finale della serie.
Ecco, se c'è una cosa che mi ha innervosita e che, alla fine, mi ha fatto dare un voto basso, è stato vedere un potenziale tremendo ridotto a scene ridicole e semplificate con un lessico atroce. Il continuo usare -issimo, super- e compagnia bella da gergo bimbominchia mi ha mandata al manicomio. Alex sembra una bambina più che un'adulta, e il mood generale della serie cade precipitosamente da coinvolgente ad irritante in un batter d'occhio. Eppure di carne sul fuoco ce n'è più che a sufficienza, soprattutto ci sono contenuti adatti affinché il tono della serie passasse da adolescenziale a maturo/adulto, per chiudere in bellezza.
Aimé no, ho dovuto sopportare fino alla fine e il risultato è il voto tiepido. Sebbene il romanticismo della serie mi abbia lasciata indifferente, il contenuto invece mi è piaciuto parecchio. C'è una struttura sotto la narrazione che porta lentamente il lettore verso un finale che è in parte citofonato e in parte sorprendente e riesce a distribuire in modo equilibrato i vari punti di svolta senza che ci si senta completamente schiacciati dalle novità.
Anche se alcuni momenti narrativi vengono liquidati sbrigativamente - vedi le morti importanti - in generale l'autrice non si dimentica di niente e completa tutti i nodi narrativi portati avanti dal primo romanzo. Seth, per esempio, viene lasciato in sospeso tra l'essere buono e cattivo fino a quando ce n'è bisogno e poi il cambio viene inserito nel momento in cui la storia si avvicina allo scontro finale.
Il mio timore, oltre alla pessima gestione del personaggio di Seth, era che la Armentrout sbagliasse con la questione Sterminatore di Dei/Apollyon. Con mia grande sorpresa, invece, ha reso tutto in modo chiaro e coerente, dando spiegazioni brevi e utili e soprattutto con un senso logico. Il passaggio del potere, l'utilizzo che se ne può e deve fare, persino il pericolo di possedere questo potere sono stati forse la parte che ho preferito di più in assoluto. La natura ambigua dell'essere Apollyon viene resa benissimo nel comportamento di Seth e persino in quello di Alex: da un lato abbiamo gli effetti negativi e dall'altra abbiamo quelli positivi, come se possedere il quinto elemento possa essere una dipendenza o una spinta a migliorare se stessi.
Inevitabilmente mi trovo a commentare l'evoluzione del personaggio protagonista, Alex.
Ammetto che all'inizio non mi piaceva, troppo infantile nelle reazioni e nel modo di esprimersi, Alex ha saputo riscattarsi negli ultimi due romanzi quando i cambiamenti che le cadono addosso la obbligano a cambiare atteggiamento. Mi ha fatto piacere vedere come sia passata dall'essere una mocciosa con la bocca troppo larga e il brutto vizio di non pensare prima di agire, all'essere una giovane donna che prima di dire e fare si sforza di ragionare, di usare l'esperienza e un briciolo di logica. Certo, non è che così sia entrata nel mio cuore, però è stato più facile leggerla nonostante il lessico poco felice usato dall'autrice.
Tutto sommato, se penso che in generale le serie YA paranormali della Armentrout non sono le mie preferite, sono contenta di aver seguito la serie e di averla finita in tempi brevi. Fa sempre bene avere un romanzo leggero e divertente da usare come antistress. Ora ho deciso di leggere la serie di Seth in lingua originale per tre motivi: primo perché voglio vedere se in inglese accuso meno il lessico adolescenziale, secondo perché preferisco le copertine inglesi e il paperback, e terzo perché costano la metà dell'edizione italiana. Sad, but true.
Non mi resta che aspettare l'arrivo di The Return e sperare in Seth.